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Il significato sconosciuto della natura umana attraverso la conoscenza della realtà invisibile di Nettuno e Plutone

Ci sono alcuni che devono scendere nell’oscurità per trovarla. La discesa all’Inferno (o Ade) della Divina Commedia di Dante fornisce una chiave di lettura del significato di Plutone. C’è sempre una discesa nell’oscurità del mondo sotterraneo di noi stessi prima di poter salire. All’inizio della Divina Commedia di Dante, si ritrova in una foresta oscura e molto abbattuto. Poi vede una collina illuminata dal Sole e incontra Virgilio che è il simbolo della ragione umana. Dante si mette in cammino per scalare la collina, ma le bestie feroci, che rappresentano l’oscurità inconscia in se stesso, impediscono la strada. Deve prima fare il pellegrinaggio attraverso (non intorno) l’inferno, o la profondità del suo mondo sotterraneo.

Spesso ci può essere la sensazione di non sapere chi si è, la fatica a percepire i propri confini personali e la propria forza di volontà, spesso si ha il dubbio che non siamo noi la sede della nostra volontà, ma è qualcos’altro che viene da fuori, non dipende da noi, è così in parte, noi nasciamo con un imprinting ben preciso. La scienza, la vera scienza degli inizi, l’astrologia spiega tutto ciò che di noi si vede e soprattutto ciò che non si vede. Perchè diciamocelo, ciò che si vede il più delle volte è ingannevole, e nasconde mondi diversi da quelli che crediamo di vedere. Ed è proprio ciò che non si vede, deve essere scoperto, bisogna andare a fondo, scendere nelle zone che molto spesso ci spaventano, dietro la coscienza, come si dice “bisogna sporcarsi le mani”.

Nettuno, pianeta che governa il segno dei Pesci, è uno dei simboli astrologici più complessi e ricchi di significati che l’astrologia ci abbia donato.
Pianeta della spiritualità, della creatività, dell’intuito, della fuga dalla realtà… è difficile definire questa energia.
Esso prende il nome dal Dio dei mari, Nettuno per i romani, Poseidone per i greci, ma le caratteristiche di questo turbolento, istintivo e potente dio forniscono una comprensione solo parziale di questo affascinante, e per certi aspetti elusivo simbolo astrologico. Almeno altri due sono i miti che concorrono a delinearne le sfumature psicologiche, e questi sono Dioniso, dio dell’estasi e dell’ebbrezza, ed Orfeo, poeta e musico della mitologia greca, oltre all’affascinante mito di Ulisse, una storia molto nettuniana.

” Percorrendo il mare con il suo carro tirato dai cavalli, Poseidone dio degli oceani e dei destrieri impersona i simboli inconsci caratteristici dei due anni: il cavallo e l’acqua. L’acqua ha sempre evocato nell’uomo il mistero infinito, le infinite possibilità e gli infiniti pericoli della fluidità del nostro inconscio. Priva di una sua forma predeterminata, l’acqua è in continuo movimento, mai diversa e tuttavia mai la stessa. Il cavallo personifica nella sua potenza primitiva le pulsioni istintive della nostra natura selvaggia … Poseidone era il più primitivo degli dei, il rivoluzionario, il dio delle tempeste e dei terremoti, della devastazione improvvisa portata dalle onde del maremoto. Poseidone è il pericolo che si scatena quando erompono le forze che dormono sotto la superficie della coscienza” .

Nettuno infatti è quell’energia attraverso cui siamo chiamati a trascendere i nostri limiti, è il pianeta della trasformazione più profonda, quella che di volta in volta, lasciando cadere ogni maschera, ti fa ricongiungere con la fonte della verità, ti fa tornare a casa.

Pianeta delle illusioni, così viene definito, in realtà la grande illusione che esso ci mostra è la vita stessa, la quale dal punto di vista nettuniano appare completamente priva di significato… a meno che …. a meno che ci si arrenda.

Nettuno è l’acqua, quella forza del tutto femminile che si incontra quando si smette di lottare, di controllare, e si fa un atto di fede, di resa a qualcosa di più grande, perchè l’acqua tiene a galla solo chi si fida.
Quanto più rigida è la struttura dell’io, tanto più difficile è introiettare questa energia, che spinge all’apertura, all’espansione della propria coscienza, nella direzione di una più elevata sensibilità, empatia e spiritualità, tutti doni di Nettuno, e dei Pesci. Occorre avere solidi confini per poterli trascendere senza timore di perdersi.
Occorre avere una centratura interiore, e forse è Ulisse in tal senso la risposta: egli si fece legare all’albero della nave, perchè così poteva ascoltare il canto delle sirene senza perdersi nell’illusione. Il palo della sua nave rappresenta le fondamenta, la solidità, l’io che rimane ancorato al sè (la nave), e per questo non può perdersi.

Ed ecco che non Nettuno entriamo nel mondo delle emozioni, del trasporto senza controllo e lo facciamo entrando in un mondo quasi invisibile, quello di Plutone, pianeta che ci porta nell’inconscio, nell’esplorazione più profonda di noi stessi, bisogna partire dall’oscurità (Plutone) per giungere attraverso la nostra fede (Nettuno) alla luce. Ciò che racchiude il potere non è alla portata di tutti, e non tutti possono attraversare quel sentiero, bisogna oltrepassare i nostri limiti già conosciuti (Saturno) per poter accedere alla conoscenza vera delle nostre emozioni (Nettuno) e poter arrivare alla vera conoscenza delle nostre capacità e anche paure, traumi e portarli alla luce (Plutone). La strada per la crescita parte sempre dal buio, un seme piantato ha bisogno della terra, di mettere radici solide e ben piantate per poter avere in futuro una stabilità che lo protegga dalle intemperie, dalla pioggia, dal tempo, ma anche dal vento. Ebbene quando esso avrà messo radici sarà pronto per la fuoriuscita e finalmente vedrà il sole, la luce…

L’articolo completo continua nel magazine Alchimie

Dott.ssa Sara Del Monte

 

Fonti:

-www.innerself.com

-www.ilcerchiodellaluna.it

Riguardo L'autore

Redazione Il Nadir

Il dr. Claudio Crespina, astrologo, filosofo, counselor psicologico-comportamentale e ricercatore nasce sotto il segno del Capricorno a Roma, una città così significativa e simbolicamente attraente, per i suoi continui richiami storici ed esoterici che credo superfluo e inutilmente ripetitivo spiegarne la grandezza e l’importanza.

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