ARTICOLO IN COSTRUZIONE
l’amore, ogni amore, si rivela impossibile, irrealizzato e inappagato perché la vita dissocia e divide, anzi spesso sbrana, e il sogno interiore non potrà mai realizzarsi….così concepito. La modernità del nasuto moschettiere di Guascogna, creatore di illusioni e fustigatore di vizi, spicca con evidenza……
nell’opera che ha per protagonista uno dei personaggi più celebri e amati della storia del teatro, il fiero guascone Cyrano de Bergerac, l’eroe di grandi temerarie imprese e di un infelice amore…..si può dire che si struttura sul significato di….”bacio” !!!!!
Così sdolcinatamente poetico si espresse l’autore, che Cyrano quello vero, poi non era:
Un bacio, dopo tutto cos’è?
Un giuramento fatto un po’ più da vicino, una promessa
più precisa, il sì ad un assenso,
un punto rosa sulla i di amor mio;
un segreto confidato alla bocca invece che all’orecchio,
un istante d’infinito che fa il ronzio d’ape,
una comunione che ha il gusto del fiore,
un modo per respirarsi un poco il cuore,
e un po’ gustarsi, a fior di labbra, l’anima!
LA STORIA a cui mi rifaccio, bisogna capirla nel profondo, come un po tutto nella vita, altrimenti si rimarrebbe all’ oscuro di tutto e soprattutto della genialità altrui che per me è maestra, appunto, di vita.
Cyrano de Bergerac fu un personaggio storico realmente esistito dalla breve e intensa vita. Uomo d’armi e di penna, moschettiere e poeta. Irruente nel carattere, imbattibile duellante, originale nei versi poetici di cui era raffinato improvvisatore. Il de Bergerac, scrittore, poeta, autore e spadaccino sopraffino, non risparmiò sferzate mortali ai potenti, ai vili, ai boriosi, agli sciocchi e scrisse opere da cui attinsero a man bassa altri autori, come lo stesso Molière (come avviene oggi ai tanti autori finti che “rubano” idee, se non capitoli, quà e là e se ne appropriano come fossero parto della loro immaginazione fertile!!!) . Intellettuale scomodo e spadaccino strafottente, fu uno dei primi scrittori ad essere combattente in armi per i propri ideali, unendo il pensiero all’azione nell’esercizio di un ribellismo interiore che si volgeva in tutti i campi. Strano destino il suo e a vedere bene, poi non tanto alla luce del mondo attuale: saccheggiato da vivo negli scritti, dimenticato da morto per un paio di secoli. Riesumato in una storia sdolcinata da Edmond Rostand (1868-1918), passato alla storia per le frasi da cioccolatino che il vero De Bergerac odiava e derideva al punto che quelle frasi insulse le facevadire al suo “rivale”…d’amore. Insomma il danno e la beffa, proprio a lui che si beffava di tutto e di tutti, diceva apertamente quel che pensava con arguzia e intelligenza, sapeva difendere le proprie prese di posizione con la lingua e con la spada, entrambe taglienti.
Il fatto è che nell’800 romantico e post-romantico si cannibalizzavano apertamente i personaggi storici, spesso fuorviandoli. Così Dumas padre si impossessò di D’Artagnan, Scott di Robin Hood e Ivanhoe alterando indegnamente anche re Riccardo e il principe Giovanni, D’Azeglio di Ettore Fieramosca, lasciando ai posteri pessimi esempi di disinvoltura storica di cui non mancano seguaci anche ai giorni nostri. Vorrei utilizzare questo mio scritto con l’intento di far capire chi era Cyrano e quello che lui rappresentava come significante dell’amor sensibile e dell’amor razionale, cercando di restituire Cyrano de Bergerac al suo tempo, alla sua cultura, al suo spirito.
Abbandoniamo quindi la forma anticheggiante di Rostand, che spinse il falso storico fino a simulare il verso seicentesco e cerchiamo di capire come veramente fu descritto il personaggio dal vero autore: eccentrico e spaccone, disperato e ribelle, come appunto era il vero Cyrano e come appunto è un certo amore “irrazionale” che sgorga senza limiti di tempo e di spazio…..come l’autore autentico descrisse e non il Rostand che visse l’altro, come il Christiano, belloccio ma insignificante formalista: l’altro amore…falso!!! Qui si affronta la tematica sempiterna dell’amore, un sentimento complesso, fatto di fisicità immediata e di sublimazione spirituale, di alternanze sublimate e di sbaciucchii melensi, ancorchè piacevoli per colui/e che se ne compiace. Cyrano usa il bel Christiano per esternare a Rossana il suo amore totale, allestendo una rappresentazione di burattini in cui si compiace di essere burattinaio. Rossana, al tempo stesso ingenua e truffata, ama insieme l’esteriorità di Christiano e la profondità di Cyrano. Christiano alla fine si rifiuta di prestarsi a fare il “negro” di un amore su commissione, ma muore prima di riuscire a dire la verità. Rossana, pur con tutte le comodità, vive il resto della sua vita in un monastero di Carmelitane, trasformandosi nel sepolcro vivente …di un amore mai esistito!!!!
Il tragico triangolo non perdona, l’amore impossibile non si realizzerà mai. L’illusa Rossana, che crede di amare un (super)uomo, per tutta la vita e oltre la vita, ama invece i frammenti di due uomini e, soprattutto, la propria illusione sceneggiata ad arte da Cyrano…….ci siamo??? L’infelice amante da un lato è un vinto, dall’altro è il crudele regista della vita degli altri due e, alla fine, l’amore, ogni amore, si rivela impossibile, irrealizzato e inappagato perché la vita dissocia e divide, anzi spesso sbrana, e il sogno interiore non potrà mai realizzarsi…. La modernità del nasuto moschettiere di Guascogna, creatore di illusioni e fustigatore di vizi, spicca con evidenza. Al di là dell’orrido, ma purtroppo celeberrimo, “apostrofo rosa” che tanto ci ha afflitto in questa storia, da anni, invito i lettori ad approfondire, riaccostandosi a questo straordinario personaggio, che non era il melenso racconto di Rostand, o meglio che non è il melenso racconto del Rostand, ma il magnifico esemplare del profondo significato d’amore che il vero autore seicentesco, de Bergerac, volle dare e che io prendo a pretesto per dire che i due “rivali” poi rivali non sono: l’amore vitale, irriverente e sensualizzato -il Cyrano, dal brutto naso ma dai versi egregi- e l’amore sdolcinato, formale e apparente – il bel Christiano fanciullesco e ingenuo- poi sono la stessa persona agli occhi di chi ama esterno ad essi e appunto finisce nel collegio lontano, perchè quel dubbio di volerli entrambi, così antico, è la certezza di non saper essere se stessi nel profondo. E l’amore vero quello per cui non ci si spacca mai in due, ma è sempre e solo uno, è quello che si prova e si nutre per un figlio, al quale doniamo la vita una prima volta e la continuiamo a dare durante tutta la vita pronti a perderla in qualsiasi momento..non solo nei momenti dei “calori” iniziali di un rapporto. L’amore è amore e niente altro….non è mai qualcosa in più o in meno di quello che sentiamo dentro, non si definisce in particolari apprezzamenti: non ama l’uomo e diversamente il figlio…..L’amore incredibilmente……..ama!!!!!!








