Venere è il secondo pianeta in ordine di distanza dal Sole ed è anche il più vicino a noi. Spesso viene scambiato per una stella, o addirittura per un disco volante! Esso è visibile nelle vicinanze del Sole, per qualche tempo all’alba e per qualche tempo al tramonto. Il pianeta deve anche il proprio nome al suo aspetto attraente. A causa della sua lucentezza, questo pianeta e’ stato dedicato alla dea della bellezza e dell’amore. In astrologia Venere rappresenta il fattore di germinazione, l’attrazione, l’armonia, la fertilità. Il suo metallo è il rame.
Ad eccezione della Luna, Venere è l’oggetto naturale più luminoso nel cielo notturno; raggiunge la sua massima brillantezza poco prima dell’alba o poco dopo il tramonto, e per questa ragione è spesso chiamato la “Stella del Mattino” o la “Stella della Sera”. Venere deve la sua luminosita’ non solo alla sua vicinanza al Sole, ma anche al fatto che e’ il pianeta piu’ vicino alla Terra, quindi il piu’ visibile. Inoltre il pianeta riflette il 70 % della luce che riceve dal Sole: la sua albedo e’ la piu’ alta di tutto il Sistema Solare. Esso e’ infatti avvolto da una fitta coltre di nubi, che ostacolano la penetrazione della luce del Sole all’interno e la riflettono invece verso l’esterno. Venere fu connesso per questa sua luminostà alla dea della bellezza e dell’amore nell’antica Roma. La luminosità di Venere non è dovuta solo alla sua vicinanza al Sole; il pianeta è ricoperto da una spessa coltre di nubi, che riflettono esattamente ben il 76 % della luce solare. Tutti i pianeti riflettono una parte della luce del Sole, ma questo di Venere è il valore più alto di tutto il Sistema Solare. Trattandosi di un pianeta interno, quando viene osservato da Terra esso presenta delle fasi: la superficie del pianeta appare cioe’ illuminata totalmente o parzialmente oppure del tutto oscura, a seconda della posizione relativa Terra-Sole-Venere. Il pianeta ha dimensioni, massa e densità confrontabili con quelle terrestri. Tuttavia, mentre la Terra è il luogo ideale per lo sviluppo della vita, Venere è decisamente inospitale ….Infatti la sua atmosfera è composta per lo più di anidride carbonica e di acido solforico, un gas altamente tossico per gli esseri viventi. L’anidride carbonica è la maggiore responsabile dell’ effetto serra, che è presente anche qui sulla Terra: i raggi solari che giungono al suolo non riescono ad essere riflessi all’esterno. Parte di questa radiazione, quella infrarossa, resta intrappolata al di sotto delle nubi e riscalda il pianeta. Dato che l’atmosfera di Venere è molto più ricca di anidride carbonica rispetto a quella terrestre, il suo effetto serra è molto intenso. Inoltre il pianeta è vicino al Sole e quindi riceve una maggior quantità di radiazione. Per questi motivi su Venere la temperatura raggiunge i 475°C: una temperatura così alta da poter fondere un metallo, proprio come fonde i cervelli umani quando sono presi dai suoi tentacoli erotici..! Inoltre l’atmosfera è composta da elementi “pesanti”, quindi la pressione atmosferica è molto alta. Essa raggiunge le 92 atmosfere al suolo, pari alla pressione che c’è a 900 metri di profondità in mare. Un astronauta che si trovasse sul pianeta verrebbe schiacciato immediatamente. Venere non possiede né satelliti né anelli. Il pianeta si muove intorno al Sole lungo un’orbita quasi circolare, alla distanza di 108 milioni di chilometri; una rivoluzione completa dura 225 giorni terrestri.
sembrato determinante..anche per orientare il vero significato simbolico di Venere, inteso, quindi, non solo come un ritmo d’amorosi sensi e di armonie sensibili ma anche come un forte richiamo della dinamica sessuale e delle sue componenti emozionali, a volte decisamente dirompenti (non per forza fonti esclusive in appannaggio di Marte). Sistematicamente resa tabù culturale e nascosta per una corretta lettura valutativa, la fenomenologia archetipica di Venere, ancora oggi nel XXI° secolo, non possiede una giusta rappresentazione interpretativa che ne delinei correttamente la corretta significanza del simbolo data la piena discordanza, tutt’altro che armonica, della funzione astronomica del pianeta: si potrebbe parlare di una DISCORDANZA ARMONICA, press’a poco come fanno intendere, in azione retrograda, quelle nubi roteanati attorno a Venere.IL MITO CLASSICO. Anticamente, pensando che i pianeti fossero due, Venere era conosciuta come Vespero, la stella della sera e Lucifero, la stella del mattino. Dai Greci era chiamata Afrodite, mentre per i Romani era “Venus” ed era considerata la dea dell’amore, della bellezza e della fecondità. La sua nascita è circondata da molte leggende. Secondo la mitologia classica si racconta che ella nacque dalla spuma del mare (afros in greco) dopo che Crono (Saturno) per detronizzare il padre Urano, gettò i suoi genitali in mare. Una visione questa decisamente cruenta, quasi marziale, di certo a dir poco drammatica, piuttosto che riferibile al dominio dell’armonia..In breve sintesi, quindi, la nascita di Venere, stando alla lettura mitologica, peraltro fonte di saggezza secolare, ci parla di un delirio familiare semmai, il cui padre Urano, viene evirato con un colpo di falce dal fratello Crono-Saturno: pertanto la dea dell’amore, della bellezza, dell’armonia sarebbe il frutto emerso dalle procellose onde marine intriso dalla mescolanza livida di quella violenta mutilazione sanguinaria immersa agli incestuosi flutti mareali. Quindi la genesi della Bellezza venerea sarebbe il prodotto innanzitutto di una relazione tra due fattori: legato ad una drammatica mutilazione genitale che inabissatisi nella criptica fusione del “sentimento inverso” tra il rimestio del sangue innocente e quello dello splendore iconografico dell’onda schiumata del mare, fa emergere, da quelle onde perversamente insanguinate, la stravolgente Dea del sublime, del Bello, dell’Armonico, financo del valore artistico ed estetico: dall’orrore del bruco nasce la fantastica farfalla..! Seppur si tratta di mitololgia antica, il simbolo che ne deriva deve far riflettere sulla possibile commistione delll’archetipo Venereo probabilmente da collegare inoltre ai valori del processo retrogrado, quello cioè contrario al moto degli altri pianeti, e non solo alla piatta logica di Bello e armonico che non ne spiega affatto per intero il significato. Inoltre, se non bastasse questo ragionamento, è bene sapere che anche Urano segue il moto di rotazione Venerea contro quello degli altri pianeti…: sarà un caso..? Pertanto è mio preciso consiglio di valutare più approfonditamente il significato astrologico di Venere, non solo leggibile come l’eroina della Bellezza e dell’Armonia, ma, parafrasando la valenza del mito, valutandone più ampiamente il significato, come vuoole la nomenclatura del simbolo ben divisa da parte conscia riconoscibile e da parte inconscia sconosciuta..che ne descrive l’interezza del principio di cui si occupa. Venere capovolta sta a dire che vede ogni sfumatura del Bello, dell’Equiloibrio e dell’Armonico anche quando la sua azione predilige lo choc della bruttezza e della disarmonia che gli appartiene, in realtà, allo stesso modo.
l’incontro con la parte del piacere e della gratificazione che giungono dalla relazione e alimenterà la strutturazione di quella funzione psichica che chiameremo “capacità di amare e di entrare in relazione”, mentre la Luna fornisce holding – protezione e nutrimento emotivo – creando quel senso di attaccamento che porterà a trovare dentro di sé la capacità di contenere le emozioni, di proteggerci dalle situazione distruttive (interne ed esterne) e di imparare a dar vita e far crescere. La Luna è molto legata al bisogno di radicamento e alla creazione di una situazione emotiva stabile in cui poter poi far nascere e crescere qualcosa che dia anche un senso di continuità alla vita. Venere è la modalità con cui abbiamo sperimentato la relazione e l’amore, ma è anche il senso di umanità condivisa e la voglia di scambiare con altri. Venere deve spingerci nell’età adulta a cercare nelle relazioni, qualsiasi esse siano, il senso di condivisione e di cooperazione, premesse indispensabili alla vera costruzione di un senso sociale che prenda in considerazione gli altri come esseri aventi uguali opportunità ed uguali diritti pur essendo tra loro molto diversi (passaggio dalla Bilancia all’Aquario e dalla settima alla undicesima casa).A me beato sembra come un dio l’uomo che siede a tè dinanzi,
ed ode da vicino le tue dolci parole
ed il tuo dolce riso amoroso. E subito nel petto sbigottisce il mio cuore:
se io ti vedo solo un istante, subito la mia voce si spegne.
Mi si spezza la lingua, ed una fiamma sottile mi trascorre per le membra,
ed io non vedo nulla più con gli occhi; romban gli orecchi.
Freddo sudor m’inonda, ed un tremore tutta mi prende,
e più verde dell’erba io sono, e non mi sembra esser lontana dalla mia morte…
In questo ‘ carme lirico ‘ di Saffo ci sono quasi tutti gli aspetti che descrivono l’afflato venereo e le sue connessiononi e riflessioni sull’amore (Non-Amore) che si esplicano sostanzialmente nella relazione di coppia. C’è un’adesione immediata, che è una caratteristica fondamentale del simbolo di Venere: l’esperienza amorosa. Un sentirsi, di fronte alla persona che si ama, senza alcuna possibilità di resistere, un dire di sì a tutto quello che vediamo davanti a noi, privi di qualsiasi atteggiamento critico. La persona di cui ci innamoriamo ci cattura con una immediatezza che non troviamo in nessun’altra esperienza. È come se fossimo in uno stato ipnotico, nel quale la persona che suscita in noi la condizione ipnotica ci comunica qualcosa che forse abbiamo sempre sospettato di poter conoscere, di poter godere ed afferrare. Nel mito di Afrodite ci sono alcuni punti interessanti da analizzare, sostiene ancora la Fassio, psicoastrologa di chiara fama, a livello psicologico per meglio capire questo archetipo. Afrodite sceglieva sempre, non era
mai scelta: era lei che sfoggiava il portentoso cinto magico che la rendeva irresistibile agli occhi di chi desiderava conquistare. Venere, secondo me, incarna proprio il principio del piacere fine a sé stesso, ama per il piacere di amare, e a differenza di altre, sceglie ad uno ad uno i suoi amanti, non subendo mai le altrui scelte. Con il suo cinto magico, che indossa per sedurre chiunque lei scelga di amare, Lei fa dono della sua bellezza e del suo amore, senza altri scopi se non l’amore stesso. La sua gratificazione personale è legata al suo personale valore ed al fatto di scegliere, ed è proprio questo che la rende irresistibile, la sua autenticità. Lei infatti incarna l’amore, prima di tutto per sè stessa, poi verso gli altri. Afrodite, approfondendo l’Archetipo, non ama per compensare un vuoto, o per “sistemarsi” o per procreare: basta a sé stessa e nonostante le innumerevoli relazioni, ed il matrimonio con Efesto, ha l’energia di una single, tant’è che i suoi figli vengono allevati dai padri… Una chiara forma distintiva di questa parte dell’archetipo che la rende estremamente pericolosa agli occhi di uomini e donne più insicuri è che Afrodite non mostra nessuna indecisione nell’esprimere la sua attrazione e utilizza l’erotismo come strumento di seduzione. Lei non attrae per ciò che offre, come altre Dee e mortali più materne e compassionevoli di Lei, ma per ciò che è, e proprio questo suo essere sé stessa fino in fondo produce la grande attrazione. L’amore per Lei dunque può anche dare gioia agli altri, ma assolutamente non dipendenza. La dea non fa nulla per essere amata, bensì incarna l’amore, elargisce questo sentimento senza aspettarsi che arrivi dall’altro, come se permettesse all’altro di sperimentarlo attraverso Sè stessa. La compassione in un certo senso non le appartiene, persino nel rapporto con i figli. Gli uomini con cui si rapporta appartengono sia al regno delle divinità che a quello degli umani indifferentemente, ciò che conta è il suo desiderio e la sua scelta, che deve prima di tutto gratificare la dea che è in lei. Tuttavia, per colpire il cuore dell’altro e far scattare la scintilla dell’amore e la voglia di relazione, doveva rivolgersi ad Eros, poiché era lui che possedeva le frecce ed era lui l’unico che poteva lanciarle. Questo significa che tra il momento della vista dell’altro e quello dello scatenarsi del desiderio che prelude al sentimento, deve passare del tempo che, a livello simbolico, rappresenta lo spazio di “riflessione” in cui entrano in gioco la valutazione e la ragione. L’amore – ci dice il mito – esige riflessione; senza una necessaria valutazione delle reali capacità di accettazione di sé e dell’altro, non si passerà mai dallo stato di innamoramento a quello di amore e mai si arriverà ad una vera relazione adulta. Ecco perché Venere è un pianeta personale, perché ha a che fare con la conoscenza e con la coscienza: amare, attrarre l’altro significa aumentare il senso di conoscenza di sé poiché ciò che ci attrae è ciò a cui diamo valore ed è il riflesso di qualcosa di nostro che possiamo scoprire attraverso la relazione. Se c’è corrispondenza tra l’interno e l’esterno noi avremo gratificazione, aumento dell’autostima e senso di benessere e di identità; se invece ciò che attraiamo e portiamo a noi non ci gratifica significa che l’interno e l’esterno non corrispondono e che stiamo ancora valorizzando qualcosa che non ci appartiene, che magari viene valorizzato dalla società ma che non corrisponde ai nostri valori personali i quali, di conseguenza, saranno svalutati e denigrati. Il potere seduttivo di Venere è un gioco sottile e prezioso poiché ci spinge verso atteggiamenti e qualità che ci attraggono e di cui l’altro è assolutamente ignaro in quanto appartengono a noi; tuttavia saranno proiettati sull’altro che diventerà l’inconsapevole complice del nostro bisogno di conoscenza. L’amore, così come Venere lo intende, produce una spinta alla crescita con una modalità estremamente interessante: prima ci illude di trovare l’uguale a noi all’esterno, poi pian piano ci conduce verso le differenze (prima esterne e poi interne) e così ci aiuta a ritrovarci e a completarci, usando la relazione con un altro essere con l’intento di
condurci gradualmente ad un vero senso di partecipazione al mondo, unica possibilità per ritrovare il senso di totalità perduto. E’ un ritorno all’armonia in piena consapevolezza e in piena libertà (cfr. A. Carotenuto)Le simbologie di Venere
Il contatto affettivo con il mondo esterno
La capacità di amare
La capacità di amarsi
La bellezza
Il senso estetico
L’armonia
L’edonismo
La piacevolezza dei modi
La seduzione
La sensualità femminile
Il benessere
L’atteggiamento nei confronti della salute
L’amore per il prossimo e del prossimo
Gli zuccheri
La pelle
Le ovaie
I reni
La vagina
Esaltazione: Granchio
Domicilio primario: Bilancia
Domicilio base: Toro
Caduta: Capricorno
Esili: Ariete e Scorpione
e Venere sono centripete. Queste due energie sono evidenti ma meno marcate anche nel caso del Sole e della Luna. Esistono comunque come norma di sviluppo, perché, abitualmente, l’uomo si afferma personalmente attraverso la propria energia attiva, mentre la donna si afferma attraverso il raccolto; l’accumulo.. Ragionamento accademico questo così schematico che certamente non può collimare coi tempi che stiamo vivendo già da anni e che inevitabilmente subirà ancora delle profonde trasformazioni: non si può più parlare di atteggiamenti standard perchè i ruoli psichici, sopratutto, si stanno evolvendo dal loro antico tessuto, vissuto ormai come blocco psicologico imposto dalla famiglia, società, dalla cultura di appartenenza, ma l’individuo lo sta superando proprio con l’ansimare irrefrenabile delle coppie omosessuali ovvero per l’affermazione femminile in lavori decisamente maschili, come le responsabili militari, le donne soldato, le donne pilota d’areo o di vettura sportiva, le donne chirurgo, le donne di Potere e le politiche, in ultimo e non ultimo, e non sembra essere una provocazione le donne sacerdote..argomento in discussione da qualche mese nella curia romana agganciato dall’abilità intuitiva di Papa Francesco. Su un uomo, Venere rappresenta la sua femminilità latente. Marte rappresenta per una donna la sua maschilità latente. Tutti e due questi aspetti possono risvegliarli e il risveglio avviene anche attraverso il maschio o la femmina che una persona si trova davanti. La coppia che stabilisce un rapporto attraverso Marte e Venere, concentra l’attenzione più su dei valori personali che su dei valori e intenzioni della vita collettiva di coppia. I due vogliono esprimersi in funzione della situazione e dei loro bisogni “personalizzatii” sul piano psicologico ed emozionale e mal riescono a fondersi per un reale scopo comune. D’altra parte, quando c’è un contatto fra il Marte di un Uomo e la Venere di una Donna, si può contare su di una corrente di vitalità emozionale che va dall’uomo verso la donna. Questa corrente tende ad essere diretta ma inconscia. Il rapporto si nutre semplice e naturale, fondato sullo charme maschile e femminile, Il desiderio del maschio di esprimere i suoi sentimenti provoca una risposta personale da parte della femmina. D’altronde a livello biologico Venere rappresenta la chimica dell’amore-odio. A livello psicologico Venere è la risposta spesso istantanea a un bisogno personale-inpersonale.
Afrodite venisse in qualche modo collegata al matrimonio e alla generazione dei figli, Ella in realtà non fu mai la Dea dell’unione coniugale, quale fu invece Era…che lei odiava. Venere, una parte consistente almeno dell’archetipo, rappresenta invece quella potenza che spinge un essere irresistibilmente verso un altro essere: l’amore passionale. Raramente le venivano tributati sacrifici di animali, e mai di animali maschi. Le erano sacre le colombe e il mirto, la rosa e la mela. I più grandi artisti cercarono di raffigurarla, spesso con il figlio Eros (o Cupido), su un cocchio trainato da colombe. Tra gli artisti che ispirò ricordiamo soprattutto Prassitele, autore della celebre Afrodite di Cnido. I Romani la chiamarono Venere e la ritennero la progenitrice della gens Giulia, poiché aveva generato Enea. Non bisogna dimenticare quindi che Afrodite aveva lati meno piacevoli. In primis non poteva sopportare chi non era all’altezza della sua concezione dell’Essere. In funzione di tale principio così elevato di perfezione e armonia la casa di Venere può rivelare in realtà un’area di frustrazioni e delusioni quando la vita non si accorda con questi specifici ideali. In secondo luogo Afrodite, sempre lei, si potrebbe dire “odiava”, in realtà “non-amava” chi pretendeva di competere con lei (non arriva ad odiare…): il capovolgimento non l’opposizione è nel suo moto contrastante il ballo del sistema solare planetario. Questa è la realtà analogica dell’archetipo venereo in astrologia. Umiliò di fatto la giovane e bella Psiche perchè riteneva aver oltrepassato i limiti imposti ai mortali ricevendo un’attenzione che si addiceva soltanto ad una dea (ovvero ad Afrodite soltanto..). Quando Paride fu chiamato a giudicare chi fosse la più bella tra lei, Atena ed Era, essa si denudò senza pudore per condizionarne la scelta…(una specie di concorso di miss mondo..): dov’è andata a finire l’esigenza di equilibrio, di armonia..? Addio equilibrio ma rivalità e invidia verso chi sembra meglio dotato di lei…in questa Venere solo apparentemente amorevole… Nella casa di Venere infatti c’è ben presente anche la seduzione, la manipolazione, il “dolce” inganno, le tante astuzie per raggiungere lo scopo (Afrodite, dice il Mito, che indossasse una cintura “magica” che aveva il potere di ammaliare e rendere schiavi gli uomini). Per meglio convincere Paride sulla scelta delle dee, gli offrì in moglie l’incantevole Elena, senza curarsi minimamente del fatto che fosse già sposata: ciò che contava era essere dichiarata la più bella. Il risultato che tutti conoscono fu la terribile e violenta guerra di Troia durata un’eternità. sconvolgendo la vita di migliaia di persone.. Siamo molto lontani dal principio dell’equilibrio e dell’armonia, dal piacere edonico della bellezza.., quindi, mentre siamo vicini, molto vicini, al peggior istinto umano: la bassezza dei sentimenti nella vendita del proprio io/corpo per motivi futili, la manipolazione per ottenere i propri tornaconti egoistici…!! Le Nubi cominciano a diradarsi e si comincia finalmente a vedere l’archetipo nella sua interezza..Afrodite quindi, non solo armonia e equilibrio, può rovinare l’esistenza della gente…la manipola, la illude, l’ammalia… Non contenta essa incoraggiava il figlio Eros a colpire Plutone (rendiamoci conto che tipo di bestia andava a sfrugugliare…). Con una delle sue famose frecce colpì la giovane Persefone turbandone profondamente il senso della vita, perchè lei la riteneva troppo innocente e virginale: insomma agiva, pensava in se, per il suo stesso bene…!!! Quindi Venere e il suo archetipo rappresentano anche un certo grado di sofferenza e di conflitto, utile per riorientarci per un nuovo equilibrio..pronto ad essere di nuovo…squilibrato!!! L’eterno dondolio dei piatti della Bilancia, teso al riequilibrio continuo dell’Io (che così facendo
non diventa mai SE….) assalito, sconvolto da lei stessa però, proprio nel momento dell’ottenimento…!! Archetipo quindi non lineare e sopratutto complicato da analizzare e da sintetizzare restando sui piani esteriori o, tutt’al più, cercando qualche spiegazione interiore, mai sufficiente a comprendere l’interezza se non si prova a sondarne il significato alzando tutti i veli da alzare e non solo quelli più facilmente accessibili: l’inganno di Venere consiste proprio in questo suo apparire una sempliciotta bella e frivola, allegra e contenta.. Non lo è mai neanche quando lo sembra maggiormente..(di attrici e di attori in questo senso ce n’è una fila lunghissima..). Spero di aver contribuito a diradare definitivamente quelle nubi che coprivano, sotto la loro coltre densa, molti aspetti contrastanti dell’Archetipo venereo che, come abbiamo visto, anche nel mito risulta essere controverso e “capovolto”: Amore-Non Amore.. C’è un’ambivalenza, c’è un doppio in quel moto ondoso contrario, “capovolto” in realtà come l’immagine speculare nell’iride umano o come quella che vediamo riflessa, ma al contrario, nell’acqua o nello specchio. Afrodite, e non è un caso, viene spesso rappresentata con uno specchio fra le mani. Lei si specchia e si piace, indipendentemente dall’altrui giudizio. Per questo anche nel mito più e più volte si scontra con la morale collettiva. L’etica di questa irresistibile Dea, il suo esprimere bellezza, non è legata alla morale collettiva né tantomeno a quella religiosa, bensì al senso del suo valore personale: ci trasporta ad esplorare il grande tema del rapporto con sé stessi e la propria interiorità, in altre parole il grado della nostra autostima. La sua bellezza infatti è qualcosa che va ben al di là del concetto estetico. La bellezza di Afrodite, ma ancor più della romana Venere, ha molto a che fare col concetto di armonia. Se per i greci questa armonia riguardava principalmente la perfezione delle forme, con Venere si parla di una bellezza interiore, legata all’essere veri ed autentici. Peraltro al di là dei suoi comportamenti amorosi, va riconosciuto che Lei, almeno interiormente, nel suo agire ama la chiarezza e la sincerità ed infatti tutto ciò che fa, avviene sempre alla luce del sole, anche se poi ne combina di tutti i colori.. Anche per questo viene definita la dorada, l’aurea, al di là dal fatto che era sempre vestita con oggetti d’oro per lei fabbricati da Efesto. (ampiamente cornificato ma consapevole..). Dunque il vero significato a cui può e dovrebbe condurci la “venerazione” per questa alchemica Dea dell’Amore, è lo scoprire sè stessi riflessi in ciò che si ama, per poi ancor più amare sé stessi, la vita, e l’amore…(cfr.M. Caregnato) ma spesso questo non avviene perchè non si comprende proprio questo processo “capovolto” che ne acuisce lo schema ambivalente dell’archetipo, legato indissolubilmente alla proiezione, ma non alla sua finalizzazione essendo solo il mezzo per ottenere il nostro vero risultato d’integrare alla coscienza gli opposti: scoprire se stessi in ciò che si ama…-e non fermarsi quì però, come purtroppo invece avviene nella stragrande maggioranza delle volte, nella nostra evoluzione bloccata psichicamente- per poi ancora amare maggiormente se stessi, la vita e l’amore che ne è principio primo informatore.. La persona di cui ci innamoriamo, si è detto, ci cattura con una immediatezza che non troviamo in nessun’altra esperienza. La caratteristica fondamentale è dunque un’immediata “partecipazione all’altro”, con un carattere che potremmo definire compulsivo: il nostro ‘investimento amoroso ci spinge coattivamente in una precisa direzione… Sotto certi aspetti è lecito parlare addirittura di “delirio divino”, che è la dimensione dell’estasi. Ricordiamo le prime parole del frammento succitato di Saffo: “A me beato sembra come un dio l’uomo che siede a tè dinanzi… “. Di fronte all’amato l’amante prova un ‘senso di incredibile pienezza e, contemporaneamente, ha la sensazione di aver vissuto fino a quel momento in una condizione di privazione. Si esce dall’Amore-Io per entrare nel Non-Amore-altro (“convinti” pregiudizievolmente, in chiave psicoanalitica proiettivamente, che sia Amore-Io): si perde il proprio centro, il proprio senso ..”rotatorio” per trasfondersi nel senso inversamente rotatorio dell’altro.. La funzione dell’amore sembra essere proprio quella di riempire un vuoto nella nostra esistenza e questa possibilità è testimoniata dalla sensazione di turbamento che ci provoca la vista della persona amata. È un turbamento particolarissimo, che implica uno spostamento di forze all’interno del nostro vissuto esistenziale. C’è qualcosa che si muove, qualcosa che non è altro che il poter catturare, il poter estrarre dall’altro una dimensione che permette di andare a coprire quel senso di vuoto che ha caratterizzato la nostra esistenza fino a quel momento..Ecco il più profondo simbolismo di Venere in chiave psicoanalitica: il poter estrarre dall’altro. La nostra esperienza sembra dirci che è qualcosa di esterno a catturare noi, ma la verità è che l’esperienza amorosa vive di ciò che accade in noi: sia in un senso che immediatamente nell’altro, che sorge simultaneamente, narcisisticamente rispecchiato al primo modo di sentire amore. Guardare l’oggetto del nostro amore significa ricevere qualcosa. Quello che io vedo ha significato perché evoca e muove all’interno di me stesso delle dimensioni importanti (cfr. A. Carotenuto). Si può anche dire che, da un certo punto di vista, l’altro non può essere classificabile perché s’implicherebbe la conoscenza dell’altro: nell’esperienza amorosa c’è qualcosa di incomprensibile. proprio perchè se n’è confuso l’archetipo venereo. Meglio, direi, non compreso appieno il suo dinamismo planetario sottovalutandone la potente chiave analogica. Per tutta la durata dell’amore i! nostro tentativo di porci di fronte a questo oggetto pieno di mistero e di fascino è in realtà il tentativo di farlo uscire da ciò che non è chiaro..per rimanere, noi inconsapevoli vittime, illusoriamente ambivalente…!! Io rimango innamorato fino a quando l’altro non è afferrabile nella mia dimensione spirituale. C’è qualcosa che mi spinge a interrogarmi sul significato di quel rapporto. L’amato diventa così una figura che spinge alla ricerca di una mia verità interiore: lo specchio di questo moto inusuale di Venere nel sistema solare
anomalia, il capovolgimento di Venere che è Amore non è l’odio (che è il suo opposto) ma il Non-Amore che può essere l’indifferenza. Venere può non amare naturalmente: non crea, o meglio, non cerca solo armonia d’intenti e di amorosi sensi, anche perchè se così fosse, l’Arte, come in tutte le sue forme e le sue espressioni, che Venere interpreta simbolicamente nella lettura astrologica, sarebbe univoca e senza i necessari patemi di esaltazioni divergenti sia nell’animo che nella mente degli autori che disponendo, come tutti peraltro, di Venere la possono agire, aldilà del loro modo personale di vedere, in maniera assolutamente creativa cioè senza alcuna limitazione estetica che il bello in se non consente. La nozione di “bello” nelle sue diverse accezioni attraversa tutta la storia del pensiero occidentale, anche orientale s’intende, come concetto legato a valori estetici, logici, etici e religiosi. Il bello è definito come il piacevole dei sensi, l’utile o il corrispondente allo scopo, il buono, il vero, l’idea, il divino e la sua manifestazione, ma anche l’armonico e il proporzionato. Nel bello, esteticamente inteso, l’intelletto scorge gli elementi dell’integrità, compiutezza e perfezione, la proporzione fra le parti, la consonanza con il soggetto, e dunque una particolare chiarezza ed intelligibilità: tutti valori di Venere. L’idea dell’eleganza come idea-guida viene anche mostrata dalla scienza moderna (ed eccone il suo capovolgimento). Nelle teorie di Maxwell, Bohr, Einstein, come quelle di tanti altri fisici, matemateci o scienziati, l’esigenza di curare l’aspetto estetico viene espressa nelle teorie, nel metodo e nella sperimentazione. Un esempio di questo atteggiamento, è testimoniato dagli scritti di Einstein, i quali cercano l’eleganza come espediente euristico, come impegno ontologico, come criterio di scelta teoretica, come elemento di stile e metodo, come fonte di soddisfazione intellettuale, come indicatore della razionalità e intelligibilità del mondo. Anche gli scienziati, dunque, hanno reso onore al “principio di eleganza”, associandolo a semplicità, armonia, proporzione, ordine ed unità, presentati quasi sempre in relazione ad una precisa convinzione circa la razionalità e l’intelligibilità del mondo. Gli scienziati si rendono conto che tanta bellezza risponde a criteri di simmetria e di armonia rappresentabile in termini geometrici o matematici, solo apparentemente senza vita estetica che invece hanno in se(in chiave capovolta), come sto cercando di dimostrare. Ulteriori esempi di eleganza e di bellezza nelle teorie fisiche sono quelli della teoria atomica di Bohr (1913), che era in grado di spiegare la complicata struttura degli spettri di emissione degli atomi “eccitati”, (visione venerea…capovolta) in termini di una ordinata sequenzialità basata su un preciso gruppo di “numeri quantici”. Sia le teorie ristretta e generale della Relatività, sia la costante ricerca di una “teoria unificata dei campi”, avevano origine da una precisa preoccupazione estetica per Einstein. Questa “splendida ossessione”, è il caso di dirlo, non l’avrebbe più lasciato per il resto dei suoi giorni. Lo avrebbe portato alla sua conquista più grande, la relatività generale. Egli tentò più volte di elaborare teoria unitaria dei campi, una teoria capace, cioè, di unificare su una comune base geometrica i fondamentali campi allora meglio conosciuti: il campo gravitazionale e quello elettromagnetico. Nonostante lo sforzo di elaborazione teorica però, i risultati non furono quelli sperati. Egli stesso, infatti, disse: “La natura non si lasciò convincere a fare ciò che forse non è nella sua stessa natura”. Indagando sulle affermazioni di Einstein, come ho fatto io in tanti anni per capire la genia pescina (limite e slancio), durante un periodo di circa quarantacinque anni di attività scientifica, si possono riconoscere un certo numero di aspetti collegati fra loro, che poggiano tutti su una medesima base ontologica, quella di vedere nella semplicità una guida speciale di ricerca, sia in termini di metodo che di principi. Nella sua opinione, le buone teorie dovevano avere un’origine “semplice”…,nonostante la loro complessità concettuale di cui ancora oggi in mlti non hanno compreso il vero significato: semplice e complesso, la faccia della stessa medaglia della Venere capovolta.
della famosa esposizione dell’opera, considerata d’Arte, intitolata “Merda d’Artista”, dell’autore italiano Piero Manzoni. Il 21 maggio 1961 egli sigillò le proprie feci in 90 barattoli di conserva, ai quali applicò un’etichetta con la scritta “merda d’artista” in italiano, inglese (Artist’s shit), francese (Merde d’Artiste) e tedesco (Künstlerscheiße). Sulla parte superiore del barattolo è apposto un numero progressivo da 1 a 90 insieme alla firma dell’artista. Il Manzoni mise in vendita i barattoli di circa 30 grammi ciascuno ad un prezzo pari all’equivalente in oro del loro peso. La creazione non mancò di suscitare interesse, sia a causa della radicale rottura con la tradizione artistica del tempo che per l’evidente segnale di degenerazione e decadenza dell’arte moderna che era il leit motiv di quella scelta comunque artistica. A Milano, il 23 maggio 2007 nelle sale della casa d’aste Sotheby’s, un collezionista privato europeo si è aggiudicato l’esemplare numero 18 a 124 000 euro: record d’asta mondiale per una delle 90 opere. Domanda: C’è o no Venere in questa esibizione..? C’è assolutamente…!! C’è la dichiarazione d’intenti del significato più profondo di Venere, quello nascosto dall’immagine diretta, capovolto, più ufficialmente analogico, sotto la coltre del bello estetico, del sensibile, e del puro armonico: la trasformazione, come proprietà trasparente, della capacità artistica senza soluzione di continuità..In Venere e nel suo archetipo c’è l’Amore con la A maiscula ma c’è in contemporanea anche l’Odio con la O maiuscola.. Niente è bello in se, niente è puro in se, niente è armonia assoluta…, perchè al suo interno c’è esattamente il suo riscontro, non l’ombra, il suo contrario e neanche: c’è una visone d’insieme sia amore sia odio, sia amicizia sia collera, sia belleza sia bruttezza, come immagini speculari continuamente intercambiabili.. C’è il capovoglimento dei sentimenti.. nonostante che ognuno di noi, in ogni momento della sua vita, crede di porci ragionare con questo archetipo, secondo i proprio criteri, senza comprendere che, se lo fa, lo fa da condizionato dalle tante variabili a cui è sotoposto quotidianamente: culturali, sociali, politiche, religiose, d’etnia, etiche, morali…ecc….certamente non in modo libero, scevro da qualsiasi sporcizia della razionalità residuale. Venere è un principio in cui l’estetica, l’armonia sono solo una componente apparente del complesso puzzle venereo che deve espletarsi attraverso i moti dell’anima, mai ingessato dai pre-concetti di rodine sociale, in cui in realtà può rimanere imprigionato anche per secoli…come la cuiltura dei popoli c’insegna da sempre…, ma, osservando proprio il mito, Afrodite ri-emerge o emerge dall’acque “capovolte”, (prima sommersa poi emersa o prima emersa e poi sommersa…?), non necessariamente calme, non necessariamente mosse, del profondo e sinuoso mare…, dove la bellezza del quale sta nell’ipotetica immagine che rilascia di se: affascinante per qualcuno, terribile per qualcun altro. Mare, lo stesso mare che sentimentalizza e sensibilizza la sua immagine sia come irretente, magnetico, estasiata, ma altrettanto come violenta, spaventosa, insidiosa… Capovolto insomma, come l’immagine presente in qualsiasi cinepresa, o nelle sale di ogni cinema, che per poterne apprezzare appieno il senso, viene agita capovolta all’interno del segreto uterino della macchina da presa, per poi, miracolosamente riapparire, es-plodere nella sua interezza estetica, nella sua comprensibile eleganza, nel suo vero significato, lì davanti a noi sul telo bianco del cinema in perfetta sincronia visiva, nata o rinata, partorita però non da un’esplosione lineare ma da un’inversione dei …”poli”, esatamente quello che avviene nella “lettura” dell’occhio umano: un’immagine di vita e una di morte…, comuqnue legate all’armonia di Venere..che, secondo me, non ha in se il concetto del buono, del bello, per dirla in due parole.., come li possiamo produrre, diciamo ingenuamente, ma li esprime esteriormente solo dopo averli sintetizzati, “a testa in giù”, nelle viscere dell’archetipo, esponendoli ad un primo grado di giudizio…che può o meno conformarsi col grado finale: bello è anche il brutto, come brutto è anche il bello.. L’occhio si comporta come la camera di una macchina fotografica, originando la formazione dell’immagine posteriormente, a livello della retina, eccitando la sensibilità delle cellule presenti che, attraverso il nervo ottico, raggiungono i centri mnemonici (i centri della conoscenza e della memoria nel cervello) a livello corticale: mediante associazione diretta si giunge a dare un
nome a quanto si è visto, posto al contrario cioè capovolto, e si sta vedendo ora come se fosse stato trasformato. Mi sono domandato spesso il perchè di questa “inversione dei poli” fisiologica e Venere può essere la prima risposta.. Ecco, in Venere vive questa precisa dicotomia che essa diffonde nella sua non facilmente digeribile multidimensionalità, contorcendola, capovolgendola continuamente….esattamente in analogia al suo ribelle moto di rotazione. Vorrei aggiungere però, alla luce di quello appena scritto, che questi termini vivranno la loro completezza a seconda della disponibilità venerea ad espandere, come dire, la sua energia in vibrazioni chiaramente esaltanti e/o oscuramente esaltanti o viceversa.., come dire che a volte per amarsi si deve arrivare a discussioni furibonde (odio, disprezzo), che sono la forma-capovolta in quel caso di Venere, non di un Marte leso, come verrebbe a tutti di credere..perchè Marte vuole qualcosa in più di certe discussioni anche feroci: c’è sempre Venere anche in quella discussione furiosa, finalizzata comunque ad estrarre in ultima analisi amore sessuale o sensibile che sia..se amore c’è ovvero odio, capovolgendosi, se amore non c’è più..La vita decadente, passiva ed estetizzante sperimentata da certa Venere appare inoltre lontanissima dal mondo di oggi, caratterizzato da interdipendenza e globalizzazione e, non da ultimo, da un senso di precarietà che, mettendoci di fronte a problemi tangibili e concreti, allontana l’individuo dalla possibilità di ripiegarsi su sé stesso e disinteressarsi del mondo tipico di questa visione solo “caldo-umida” del’archetipo venereo.. Ma il romanzo venereo ha un altro motivo d’interesse: la carica vitalistica e sensuale di quelle che potremmo definire, parafrasando lo schema ritualistico dei racconti, le prime raccolte di versi, si è andata corrompendo: il sensualismo originale diventa lussuria, la disponibilità alle sollecitazioni sensoriali della natura diventa ricerca dell’artificio…in questo capovolgimento di Venere. La fonte originaria della tragedia, e quindi dell’arte, non è la ragione ma la forza vitale dell’esistenza, cioè la passione, la gioia, il piacere, la liberazione degli impulsi profondi, in una parola, la spontaneità dell’uomo. Lo spirito Dionisiaco è sempre in lotta con lo spirito Apollineo, presenti entrambi, capovolti uno sull’altro, in questo archetipo complesso, che rappresenta la ragione e la moderazione, il controllo dei sensi e della passione..e nel contempo la loro esplosione illogicamente svincolata. Un po come ci descrisse D’Annunzio che nel suo romanzo decadente “Il Piacere” libera l’imagine-estetica capovolgendola a più riprese: crea il mito umano, presente in tutta la sua produzione letteraria, tramite il processo del Piacere estetico legandolo all’ideologia del superuomo..; l’estetismo e l’eroismo a braccetto. Nell’ideologia del superuomo, affine al modello del filosofo tedesco Nietzsche, si fondono insieme un mito non solo di bellezza, ma anche di energia eroica e d’impresa: in D’annunzio, il superuomo rimase sempre “limitato” a nuove avventure erotiche e all’esaltazione della propria persona..Il superuomo, da questo punto di vista, assomiglia molto all’esteta, anche se se ne distingue per il suo maggior desiderio di agire: il superuomo si vuole elevare al di sopra della massa; è l’esteta attivo, che cerca di realizzare la sua superiorità a danno delle persone comuni e delle leggi della società..Cioè l’emblema dell’immagine capovolta di Venere che sembra sempre quello che vogliamo essa sia..ma in realtà non sappiamo mai veramente se lo è…!!! L’anima venerea si scinde, infatti, in ciò che è internamente e in ciò che deve essere in realtà, in ciò che è e in ciò che vorrebbe essere: l’immaginario di Venere oscilla tra la sensualità sfrenata, l’eros, l’istinto carnale e l’immagine rafinata, prettamente stilnovista, della donna delicata ed eterea..ma anche uomo. Una è Elena di Troia l’altra è la madre di Cristo… Non è nessuna delle due e lo è entrambi..con quel moto a ritroso capovolto nei suoi significati originari..o solo pensati..!!! A riprova del mio presupposto vorrei ricordare che tra i filosofi che hanno riflettuto sull’Arte e sull’Estetica e i loro significati per l’uomo, un posto di primaria importanza è occupato da Kierkegaard e Nietzsche, (non proprio due primulette… spensierate..) i quali si sono soffermati sulla dimensione estetica dell’esistenza umana: il primo come una delle alternative di vita possibili; il secondo come valorizzazione delle forze vitali dell’individuo. In epoca più moderna chiamerei a garanzia del “doppio venereo” Marcuse che si è soffermati sul significato che l’arte assume per la vita umana e sociale , esponente illustre della scuola di Francoforte, in una delle sue ultime opere, “La dimensione estetica” (1977) Marcuse sottolinea che l’arte autentica ha costituito sempre l’estrema frontiera della sovversione del proibito; essa esprime un “estraniamento dalla società”, una negatività totale rispetto all’universo consolidato del reale, che si esprime con un linguaggio lontano dal linguaggio ordinario, perchè evoca l’assente, l’illusorio, il paradiso perduto della bellezza…Penso sufficentemente reso il senso dell’immagine trasparente, che è e non è, nello stesso istante e che anche la storia dell’Arte e la Flosofia hanno descritto mirabilmente, tramite i loro rispettivi ed eccelsi rappresentanti che hanno intuito questo “doppio ruolo” parlando dell’uno estraendo l’altro… senza un confine preciso delimitante il campo d’azione.. Il problema autentico che si pone, allora, è quello di “ri-sessualizzare” la persona umana, rendendole l’esistenza come un “gioco”, ossia come attività libera e creatrice basata sulla fantasia e la spontaneità…ma in questo modo, nonostante il fascino di una simile proposta, l’uomo non riesce a vivere questo doppio antico perchè continua a far finta di non …vederlo come quel moto vorticoso coperto da quelle nubi riflettenti anima eterna..Roma 13.11.2013
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BIBLIOGRAFIA
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