La Latitudine ……questa sconosciuta !! (1^Parte)
giudiziosa via matematica e gemetrica alla conosenza, non si può realizzare nessun tipo di consapevolezza che appaghi le condizioni necessarie per poter poi spiegare simboli assolutamente complicati ed intricati come quelli astrologici di derivazioni mitologico-archetipa.
calcoli del tempo e dello spazio e che ogni volta si parla di punti o di aree o di linee (aspetti, Ascendente, Mediocielo, Zenit, case ecc…) si sappia a cosa ci si riferisca sul piano strettamente astronomico a cui essi si riferiscono analogicamente. Diciamo subito che anche io, pessimo studente di fisica ai licei (appunto feci il classico, amando la filosofia e l’arte figurativa) devo ammettere la difficoltà “digestiva” della trigonomia sferica, pur avendo allenato la mente a percedpire la profondità – NADIR- da anni di studi. E, non avendo ancora gli occhiali speciali per vedere in 3D un oroscopo, come siamo abituati a vedere ormai un film, dobbiamo sforzarci di capirlo e di vederlo come se avessimo quegli occhiali nelle nostre cornee visive e mentali perchè certamente la realtà dell’universo in cui siamo immersi è comunque almeno …tridimensionale. Pertanto, e vengo al nucleo del ragionamento, dobbiamo imparare a “vedere” non solo la longitudine di un pianeta quando lo vediamo proiettato su un piano bidimensionale (o foglio di carta), ma anche e soprattutto la sua LATITUDINE che deve imprimersi nello schema astrologico come caratteristica determinante per capire che tipo di pianeta sia realmente e quali caratteristiche fisico-psichiche possa toccare e colorare coi suoi transiti. Spesso, proprio per questa lacuna tecnico-astronomica determinante, a mio modo di vedere, la valutazione interpretativa soffre di imprecisioni che si riferiscono solo a ERRORI di lettura, ignoranze più o meno profonde, che impediscono di intuire e vedere l’esattezza di una curva nello spazio che può coincidere con l’ansimare di un’anima.
del “DOVE” sia posizionato un astro, un pianeta, la terra, l’uomo: questo aspetto del dove si coagula con il concetto di COORDINATA, ricordando che in matematica essa è una grandezza che serve ad individuare “la posizione di un punto su una retta, su un piano o nello spazio, rispetto ad un dato sistema di riferimento” . Nello studio del cielo le posizioni sono sempre relative allo spazio, il problema nasce dal fatto che per comodità esse vengono proiettate sul piano, complicando peraltro la lettura, che certamente è più evidente agli occhi e alla mente se potesse essere effettuata in tre dimensioni come ho evidenziato nel mio grafico tridimensionale di un tema natale “scannerizzandolo” e immettendolo nella home del sito.
L’inserimento di questa ulteriore variabile può infatti cambiare alquanto il risultato dei calcoli che occorrono per erigere il tema natale o che fanno da supporto alle varie tecniche previsionali. Come ho finito di descrivere la longitudine (λ) e la latitudine (β) celesti sono coordinate eclittiche e costituiscono, insieme alla declinazione (δ) e all’ascensione retta (α) – che sono invece coordinate equatoriali – l’insieme delle coordinate ortogonali, che permette di determinare univocamente la posizione di un corpo (pianeta, satellite, stella, cometa etc.) sulla sfera celeste. La sfera celeste è una grande sfera al cui centro sta la Terra immobile: tutti i corpi celesti appaiono alla medesima distanza all’osservatore posto sulla Terra e la loro posizione è misurabile col sistema delle coordinate prima descritte. Ma dove e come si misurano longitudine e latitudine celesti?
Si misurano sull’eclittica, che è il percorso apparente del Sole attorno alla Terra e quindi alla sfera celeste, che ne è la proiezione.
L’eclittica è inclinata di 23° e 27’ rispetto all’equatore celeste (proiezione dell’equatore terrestre) e lo incrocia in 2 punti: il punto γ (punto vernale) o equinozio di primavera e il punto diametralmente opposto, l’equinozio d’autunno.
Misurare la longitudine del Sole, che giace sempre sull’eclittica, vuol dire misurare la sua distanza in gradi (da 0 a 360) dal punto γ , in senso anti – orario (per chi guarda l’eclittica dal Polo Nord celeste); per gli altri corpi celesti, che sono situati invece a nord o a sud dell’eclittica stessa, è necessario invece misurare la distanza tra il punto γ e il “piede” dell’astro sull’eclittica e cioè il punto in cui il circolo di latitudine, che passa per il corpo celeste, incrocia l’eclittica.
Si definisce latitudine celeste di un astro la sua distanza sferica dall’eclittica: essa corrisponde all’arco del circolo di latitudine, compreso fra l’astro e il “piede” dell’astro sull’eclittica.
Si misura in gradi (da 0 a 90) verso i poli dell’eclittica e si chiama Latitudine Nord o positiva, se l’astro si trova a nord dell’eclittica, latitudine Sud o negativa, se l’astro si trova invece a sud dell’eclittica.Lungo l’eclittica fu collocato lo Zodiaco, che è la fascia di sfera celeste compresa tra i paralleli di latitudine, che si trovano rispettivamente a 10 gradi Nord e a 10 gradi Sud dell’eclittica (tale ampiezza fu ricavata prendendo come riferimento la latitudine massima di Venere).
Lo Zodiaco venne diviso convenzionalmente in 12 segni dell’ampiezza di 30° ognuno: ogni segno risulta quindi essere 1/12 di questa fascia immateriale.
L’astrologia nacque infatti come decifrazione a scopo divinatorio dei fenomeni celesti ed affonda tuttora le sue radici nell’astronomia, con la quale è sciocco e fuorviante immaginarla in contrasto.
L’astrologo, in qualità di osservatore posto sulla Terra deve vedersi, per quanto sopra detto, immerso in uno spazio di carattere tridimensionale e pensare allo Zodiaco, come ad una divisione in 12 spicchi della sfera celeste. Nella stesura di un Tema Natale l’astrologo deve assolutamente ricordare, allorché segna la longitudine della Luna o dei pianeti, che questi stessi non giacciono, come il Sole, sull’eclittica, bensì che nel loro moto se ne discostano.
Purtroppo il grafico bidimensionale sul quale siamo abituati a lavorare, dice con il consiueto acume conoscitivo L. Bellizia, facilita questa “dimenticanza”, portando molte volte ad una SCORRETTA VALUTAZIONE della presenza o meno di un aspetto o ad un’errata collocazione della Luna o dei pianeti nelle case. Precisiamo ora quali sono le latitudini massime cui possono giungere Luna e pianeti (i punti di incrocio con l’eclittica vengono detti “nodi”, quelli di latitudine massima “ventri”):
Luna 5° 18’ 5° 18’
Mercurio 3° 52’ 4° 44’
Venere 8° 35’ 8° 49’
Marte 4° 38’ 6° 53’
Giove 1° 49’ 1° 49’
Saturno 2° 53’ 2° 53’
Urano 0° 48’ 0° 48’
Nettuno 1° 45’ 1° 50’
Plutone 16° 15’ 16° 30’
Per quanto riguarda il significato astrologico di nodi e ventri, gli antichi si erano così pronunciati: il nodo significa scarsità, perdita di materia, il ventre invece abbondanza, acquisizione al punto da interessare anche la conformazione fisica,corporea dell’individuo.
Più in generale diremo che un pianeta dà il massimo del suo effetto, nel bene e nel male, quando è nel suo ventre, mentre se è al nodo, gli effetti saranno minori, ma più rapidi.
Per la Luna invece, che ha influenza sia sul corpo che sull’animo, la condizione migliore fu detta essere quando sale di latitudine, perché significa sempre qualcosa che si accresce e che cambia, ma non troppo.
1) Aspetti nello Zodiaco
Gli aspetti nello Zodiaco sono determinati dalla reciproca posizione dei pianeti, posizione che muta continuamente, a causa del moto longitudinale dei pianeti stessi. Più precisamente, poiché i pianeti hanno velocità diverse, un astro più veloce, che precede uno più lento, dopo un po’ lo raggiunge, si applica ad esso per congiunzione (0° applicazione per corpo) e poi lo supera (se ne separa) allontanandosi. L’applicazione può avvenire, oltre che per congiunzione, anche sotto forma di altri aspetti angolari, quali sestile, quadrato, trigono e opposizione: in questo caso si crea un angolo tra il raggio inviato dal pianeta più veloce al centro della Terra e quello inviato dal pianeta più lento, pari rispettivamente a 60°, 90°,120° e 180° (applicazione per raggio o per figura ) Anche nelle applicazioni per raggio la separazione avviene quando il pianeta più veloce, proseguendo nel suo moto longitudinale, scioglie l’aspetto. Il contatto avviene in uno spazio (l’orbita) che può essere un po’ più ampio dell’angolo preciso di ciascun aspetto: l’orbita varia a seconda dei pianeti coinvolti. E’ quindi diverso da pianeta a pianeta lo spazio entro il quale inizia l’applicazione o finisce la separazione. Quali elementi sono da prendere in considerazione per valutare l’orbita dei pianeti coinvolti in un aspetto? La sola longitudine basterebbe se i pianeti giacessero sull’eclittica come il Sole; sappiamo invece che non sempre è così e dobbiamo perciò permettere che in questa rappresentazione tridimensionale dello Zodiaco faccia il suo ingresso l’elemento latitudine. Quindi abbiamo visto che è bene considerare sia la longitudine, come si fa normalmente, che la latitudine, che invece riceve erroneamente meno attenzione pertanto vanno CONSIDERATE ENTRAMBE. La distanza tra due pianeti in longitudine e latitudine si chiama distanza sferica. Il valore della distanza sferica ci permetterà di stabilire se vi è contatto tra i pianeti in questione e, laddove presente, quanto è stretto (contatto mutuo, parziale o “in fieri”) Come? Attraverso il confronto con la vis luminis dei pianeti coinvolti nell’aspetto. Per comprendere cosa sia la vis luminis dobbiamo fare un passo indietro: come dicevamo l’astrologia nacque dall’osservazione del cielo e dei corpi celesti. E ai corpi celesti luminosi, quelli la cui luce è percepibile, visibile (Sole, Luna, pianeti, stelle, comete) venne attribuita la capacità di influire sul mondo sensibile, mentre al contrario i corpi celesti privi di luce (asteroidi o pianeti), la cui luce non è percepibile, vennero considerati privi di influsso. La zona appunto, entro la quale la luce di un pianeta possiede la forza di entrare in relazione con quella degli altri corpi celesti viene definita VIS LUMINIS (o sphaera activitatis): è come un’area circolare che si estende intorno all’astro. Gli astrologi determinarono per teoria e per esperienza l’ampiezza della vis luminis dei pianeti conosciuti (esclusi quindi i transaturniani, che non conoscevano e che avrebbero comunque considerato privi di influsso in quanto la loro luce non è visibile ad occhio nudo).
Le vis luminis accordate ai pianeti sono:
Sole: 15°
Luna 12°
Saturno 9°
Giove 9°
Marte 8°
Venere 7°
Mercurio 7°
Fine 1^parte
Redazione del ilNadir Claudio Crespina
Bibliorafia e sitografia:
http://www.apotelesma.it/upload/Attenti_alla_latitudine.pdf di Lucia Bellizia
;






