Scrive molto acutamente R. Frega di “huffpost” Il nostro sistema politico, per quanto fragile, si regge su un principio molto chiaro, ovvero che la prima carica dello stato non ha potere esecutivo ma di mera garanzia. Presiede il CSM, dichiara la guerra, può sciogliere le camere, nomina il Presidente del Consiglio, promulga le leggi approvate dal Parlamento, ecc. Può svolgere questi indispensabili ruoli di garanzia proprio perché è fuori dalla mischia dell’azione. Egli non governa. Sovrintende, al massimo, all’esercizio degli altri poteri, ciascuno sovrano nella propria sfera di autonomia. Non interferisce nell’esercizio corrente dei poteri esecutivo, legislativo, o giudiziario. È un arbitro e non un giocatore. Il suo ruolo non è e non può essere esecutivo perché solo a questa condizione, di essere fuori dalla mischia, il presidente della Repubblica può esercitare il proprio ruolo di arbitro imparziale dotato. Proprio questo status di attore super partes gli conferisce quell’autorità morale che si è rivelata più volte indispensabile per risolvere i conflitti politici e sociali più gravi. Si tratta di un ruolo fondamentale, indispensabile. Se Draghi muovesse da Palazzo Chigi al Quirinale l’equilibrio che regge l’edificio costituzionale sarebbe di fatto compromesso. Per poter continuare ad esercitare il proprio ruolo di guida autorevole, infatti, Draghi dovrebbe, ancorché informalmente, portare al Quirinale funzioni esecutive che sono di competenze esclusiva di Palazzo Chigi. Senza questa violazione degli equilibri costituzionali, Draghi non potrebbe continuare a fare ciò per cui si desidera farlo diventare Presidente della Repubblica, ovvero prendere decisioni esecutive, cioè governare.
l paradosso sta tutto qui: nel voler Draghi al Quirinale per prolungare gli effetti positivi del suo ruolo come capo dell’esecutivo quando il ruolo del presidente della Repubblica è tutt’altro.
Non solo Draghi presidente della Repubblica non avrebbe l’autorità per indirizzare l’esecutivo ma, più gravemente, questa forzatura degli equilibri produrrebbe un gravissimo vulnus istituzionale. Prima di Draghi ci sono stati Lamberto Dini, Carlo Azeglio Ciampi, Mario Monti. Tecnici prestati alla politica per il tempo necessario per realizzare riforme urgenti e strutturali. Ciampi è successivamente salito al Colle, ma in un ruolo che non si prestava ad alcuna confusione istituzionale. Tra il termine del suo incarico da Presidente del Consiglio e la sua elezione a Presidente della Repubblica sono passati cinque anni. Se oggi Mario Draghi fosse eletto presidente della Repubblica, la motivazione non sarebbe quella, stabilita dalla Costituzione, di eleggere una personalità super partes alla più alta carica dello stato, ma quella di rispondere in modo maldestro all’incapacità del sistema politico di assumersi la responsabilità di assicurare al paese il governo autorevole e rappresentativo di cui ha bisogno. In questo Mario Draghi ha mille volte ragione: nessuno, lui compreso, è indispensabile…
Il Codacons vuole denunciare Draghi
“Errore sul numero di morti per Covid”
Il Codacons, Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e la tutela dei diritti di utenti e consumatori, chiede a Mario Draghi di rettificare il “grave errore sul numero di decessi da Covid“. L’associazione ha pubblicato sul suo sito un’accusa molto forte nei confronti del presidente del Consiglio, riportando anche data e luogo delle parole che hanno chiesto di rettificare. “Draghi viene invitato a rettificare le affermazioni rese in occasione della conferenza stampa del 22 dicembre scorso. Nel corso del suo intervento il Presidente del Consiglio ha affermato che ‘dei decessi, tre quarti non sono vaccinati’” si legge sul sito. Le parole del premier riportano dati completamente sbagliati. La smentita, come ha ricordato dal Codacons, è arrivata subito. “Numeri smentiti dagli ultimi dati disponibili pubblicati dall’Istituto superiore di sanità (ISS), secondo cui dal 22 ottobre al 21 novembre i morti per COVID-19 in Italia sono stati 1.755: tra loro 722 non erano vaccinati, mentre 1.033 avevano ricevuto almeno la prima dose del vaccino” si legge sul sito. Questo significa che il 58,9% dei morti aveva ricevuto almeno una dose di vaccino, mentre il 41,1% non era vaccinato. Una cifra che deve essere contestualizzata, tenendo conto che i vaccinati con almeno una dose sono 48 milioni e i non vaccinati sono 7 milioni. In ogni caso, i dati riportati dal premier in conferenza stampa sono sbagliati. “Esattamente l’opposto di quanto affermato da Draghi” ha sottolineato il Codacons. Questo errore, secondo l’associazione, è da considerare imperdonabile, visto “che possiamo capire che un premier possa esagerare nelle sue dichiarazioni ma sui dati, specie se così delicati perché relativi a un’emergenza sanitaria in atto, deve sempre mantenere una serietà assoluta, per evitare di provocare paure e sofferenze inutili, specie durante le festività” ha scritto ancora il Codacons. “Per tale motivo il Codacons invita oggi il premier Draghi a rettificare le errate informazioni fornite ai cittadini, altrimenti sarà inevitabile una denuncia in Procura per procurato allarme”






