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UN NUOVO SISTEMA SOLARE…

Che si cominciasse l’anno nuovo coi botti era nell’aria anche tra i tanti astromanti che straparlano di astri senza capirne minimamente nulla e, credetemi, la lista è lunga: basta entrare nelle pagine di qualsiasi rivista o sintonizzarsi su qualche onda radio o Tv, per sentire corbellerie a basso prezzo, esposte sconciamente dall’oroscoparo di turno, senza alcun valore diagnostico e previsionale ma solo il solito bollito misto (che a dirla tutta è un piatto succulento se ben cucinato…!) rappreso d’insulsi ed insignificanti approviggionamenti dei soliti luoghi comuni, buttati lì senza capo ne coda per imbambolare di scemenze l’allocco di turno che ci casca..: quella “roba” non ha nulla a che fare con l’Astrologia..!!

L’anno è cominciato ormai e siamo all’inizio del terzo mese, Marzo, appunto, il mese dell’equinozio di primavera, e le notizie si aggrovigliano come spesso accade ma quest’anno sta accadendo qualcosa di nuovo (devo dire, ad onor del vero, che più o meno questa frase si dice ad ogni inizio anno..con la speranza che le cose che ci riguardano cambino in meglio..!) su cui sarà bene ragionare e riflettere un pochino per capire cosa sta accadendo sotto i nostri occhi.. e magari darne un giudizio più attentamente efficace e veritiero nel senso che, aldilà delle scorrere veloce delle notizie quotidiane, si è potuto afferrare il senso e il significato di ciò che sta realmente accadendo anche superando il valore esteriore della notizia.

Per uno che s’interessa di astri, di moti universali, di pianeti, infoiato come il sottoscritto, la notizia delle notizie certamente risale a quella di qualche giorno fa, quando la NASA, forse in un’epica e rara rivoluzione mediatica, si è degnata di far sapere al mondo dei risultati eclatanti degli ultimi suoi lavori di ricerca spaziale e cosmologica e, nello stupore generale, ha annunciato la scoperta di un intero sistema solare con sette pianeti simili al nostro, sei dei quali si trovano, dicono, in una zona temperata in cui la temperatura è compresa fra zero e 100 gradi. Il ‘Sole’ di questo sistema planetario sembra essere una vecchia conoscenza: infatti era stato scoperto, diciamo nel leggero brusio generale, per non dire completo silenzio, sin dal maggio 2016 insieme ai tre pianeti che si trovano nella fascia abitabile. TRAPPIST-1, il Sole del nuovo Sistema, è una stella nana ultrafredda, ossia meno calda e più piccola del nostro Sole. Prima di approfondire al meglio questa notizia vi aggiorno su alcuni dati, utili come prime coordinate spazio-temporali, che potranno essere interessanti come riferimenti astrologici in seguito. TRAPPIST, acronimo inglese che significa letteralmente “Transiting Planets and PlanetesImals Small Telescope–South”, tradotto “Piccolo telescopio per pianeti e planetesimi in transito”, oltre a rappresentare il nome della nana bruna al centro del nuovo sistema, è, in realtà, il nome distintivo di un telescopio robotico belga che ha iniziato ad operare nel 2010È così chiamato in onore dell’ordine dei trappisti del Belgio.
Situato sulle alte montagne cilene all’osservatorio di La Silla dell’ESO, è di fatto controllato dal gruppo di Astrophysique et Traitement de l’Image dell’Università di Liegi, in Belgio. Si tratta di un telescopio riflettore di 0,60 m di diametro ed è ospitato nella cupola del telescopio svizzero T70, ormai in disuso: il telescopio è una joint venture tra l’Università di Liegi, in Belgio, e l’Osservatorio di Ginevra, Svizzera, e tra le altre cose, come abbiamo visto nella riuscita perfetta di questa mission, è specializzato nella ricerca di comete ed esopianeti. Nel novembre 2010, fu osservata con questo “attento” telescopio una occultazione stellare di Eris, rivelando che il pianetino potrebbe essere più piccolo di Plutone, e venne osservata anche un’altra occultazione stellare: quella di Makemake.

ASTROLOGIZZANDO LA SCOPERTA

Raccogliamo un po’ di coordinate spazio-temporali per poter controllare astrologicamente, in seguito, il grafico Natale della scoperta con il relativo Incipit Cosmologico (I.C.) e il conseguente Incipit Cosmologico Planetario (I.C.P.) della Stella Nana Bruna, Trappist-1. Il 22 febbraio 2017, quindi, la NASA annuncia mediante una conferenza la scoperta, attraverso il metodo del transito, di 4 nuovi pianeti che orbitano attorno a TRAPPIST-1, i primi tre (1b; 1c; 1d) già annunciati nel maggio del 2016, formando un totale di sette pianeti, tra cui TRAPPIST-1 e. Il primo transito di quest’ultimo davanti la propria stella era stato già rilevato nell’ottobre del 2015, ma non fu subito riconosciuto come un nuovo pianeta: pertanto non penso che ottobre 2015 (non si conosce ancora il giorno, ne l’ora) sia da ravvisare come data d’inizio dell’intera scopeta non essendo stato riconosciuto il pianeta. Nel 2015, infatti, tra settembre e dicembre, un gruppo di astronomi belgi coordinati da Michaël Gillon hanno iniziato ad utilizzare il telescopio (denominato “Trappist”) per osservare la stella nana ultrafredda 2MASA J23062928-0502285, ora nota anche come TRAPPIST-1. Il gruppo di astronomi del MIT dell’Università del Belgio in collaborazione con altri istituti nel mondo, aveva scoperto il sistema, ad appena 40 anni luce da noi, il 2 maggio 2016 (Toro) e lo aveva battezzato subito promettente per dimensioni e orbita. Ma la svolta è avvenuta 2 giorni dopo, il 4 maggio, quando, capito che a breve sarebbero tornati ad “oscurare” il loro sole, hanno chiamato in causa il telescopio Hubble che ha risposto prontamente puntando il suo acuto occhio in direzione di Trappist 1b e 1c. Usando il metodo del transito, hanno scoperto tre pianeti delle dimensioni della Terra, con il pianeta più esterno che sembra essere all’interno della zona abitabile della piccola nana rossa. I risultati della ricerca sono stati pubblicati a maggio 2016 sulla prestigiosa rivista scientifica “Nature”. Rimane aperta comunque la questione del giorno e dell’ora che spero di poter trovare su qualche rivista ufficiale, avendo chiesto il reseconto direttamente a Nature.

IL NUOVO SISTEMA

Trappist-1, è bene sapere, è una Stella molto più piccola e meno luminosa del nostro Sole: la sua massa è pari a un decimo rispetto a quella della nostra stella e la sua luminosità pari a solo 5 decimillesimi. I pianeti, inoltre, sono molto più vicini tra loro di quanto non lo siano i pianeti del nostro Sistema Solare: compiono un’orbita completa intorno alla loro stella nell’arco di una manciata di giorni. Vale a dire che il loro anno vola: va dalla durata minima di un giorno e mezzo a un massimo di 12,3 giorni. Proprio questo essere così tanti e “impacchettati”, stretti vicino alla loro stella, “ha permesso di caratterizzarli tanto bene: osservandoli infatti transitare così numerosi contro il disco della loro piccola stella è stato possibile vedere le piccole perturbazioni che ciascun pianeta esercitava su quelli vicini. Questi piccoli disturbi sono stati la spia che ha permesso di calcolare il raggio e la massa di ognuno dei sette pianeti rocciosi che ruotano intorno a Trappist-1. La ricerca, come detto, pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica “Nature”, è stata coordinata dall’Università belga di Liegi: descrive il più grande sistema planetario mai scoperto con tanti possibili sosia del nostro pianeta azzurro. Trappist-1 è una Stella nana rossa configurata sul piano dell’eclittica nella costellazione dell’Aquario, distante 39 anni luce. La scoperta del nuovo sistema planetario potrebbe dimostrare, e davvero prova a farlo, che la vita nell’Universo non solo non è prerogativa della Terra, ma potrebbe essere più antica di quanto ipotizzato finora dagli astrobiologi e dagli archeologi. Stando alle informazioni del coordinatore della ricerca, Michael Gillon, che infervorito dalla straordinario lavoro effettuato, ci fa sapere che “la scoperta è un sistema planetario eccezionale, non solo perché i suoi pianeti sono così numerosi, ma perché hanno, quasi tutti quanti, dimensioni sorprendentemente simili a quelle della Terra”. Utilizzando il telescopio Trappist, installato in Cile (presso lo European Southern Observatory -Eso), i ricercatori hanno scoperto che tre dei sette pianeti si trovano nella zona abitabile, cioè alla distanza ottimale dalla stella per avere acqua allo stato liquido. Potrebbero quindi ospitare oceani e, potenzialmente, la vita. I sei pianeti più vicini alla stella sono paragonabili per dimensioni e temperatura alla Terra e probabilmente hanno una composizione rocciosa. Del settimo pianeta, più esterno, si hanno meno informazioni. Quindi è del tutto evidente che questa informazione straordinaria rilasciata dalla NASA apre inequivocabilmente nuovi scenari per la ricerca della vita nell’Universo: scenari che dovremo cercare di comprendere se siano riferiti alla normale informazione ricevuta o se siano ivece propedeutici di un altro valore maggiormente nascosto, oscuro, di cui spero di poter approfondire il significato semmai ci fossero le condizioni di poter “leggere” adeguatamente la notizia soprattutto indagando, come mi piace fare solitamente, con grande attenzione negli angoli più nascosti, più bui, nelle parti più intricate, dell’intera vicenda se ci saranno le condizioni utili per scovare qualche segreto tenuto nascosto ovvero ri-tradurre l’intera questione secondo le simbologia che realmente fosse inscritta tra le pieghe di certe valutazioni sostanzialmente scientifiche.  Al 15 febbraio 2017, per essere chiari fino in fondo è opportuno sapere che risultano conosciuti 3577 pianeti extrasolari in 2687 sistemi planetari diversi (di cui 602 multipli) e 211 altri pianeti in attesa di conferma o controversi. L’elenco completo dei pianeti extrasolari conosciuti può essere trovato nella “Lista dei pianeti extrasolari confermati” e nella “Lista dei pianeti extrasolari non confermati” o controversi. Il traguardo simbolico del 1000º pianeta conosciuto è stato raggiunto il 22 ottobre 2013, con l’annuncio di 11 pianeti gioviani caldi da parte del progetto SuperWASP. Il 2000º pianeta confermato è Kepler-406 b: è stato scoperto nel 2014 e confermato il 25 novembre 2015 nell’ambito della missione Kepler con il metodo del transito. La scoperta degli esopianeti è resa possibile da metodi di osservazione indiretta piuttosto che da osservazioni al telescopio. A causa dei limiti delle tecniche di osservazione attuali, la maggior parte dei pianeti individuati sono giganti gassosi come Giove e, solo in misura minore, pianeti rocciosi massivi del tipo Super Terra, anche se ultimamente la frazione di pianeti più piccoli sta notevolmente crescendo, soprattutto grazie alla missione Kepler. Per rimanere ancora un po’ sui dati e sui numeri vi voglio ricordare che l’ultimo grande annuncio della Nasa in materia di pianeti fu nel 2015 quando Spitzer, in collaborazione con il telescopio ottico italiano da 3,6 metri alle Canarie rivelò il più vicino pianeta roccioso (di solito tutti gli esopianeti sono giganti gassosi) HD 219134b, lontano da noi ‘solo’ 21 anni luce ma purtroppo troppo vicino alla sua stella per ospitare una forma di vita. Il gemello della Terra non è mai stato così vicino: dopo i tanti annunci degli anni passati sulla scoperta di pianeti simili al nostro, averne visti sette, tutti in una volta, apre una prospettiva completamente nuova. “In passato ci sono stati più volte annunci su possibili gemelli della Terra, ma adesso ci si sta avvicinando molto di più”, dice all’Ansa l’astronomo Silvano Desidera, dell’osservatorio di Padova. “È una bella scoperta”, ha aggiunto, e “incoraggia la ricerca di pianeti in grado di ospitare la vita”. L’esistenza di un sistema solare come quello della stella Trappist-1 conferma infatti che “pianeti piccoli simili alla Terra sono abbastanza frequenti, anche attorno a stelle molto diverse dal nostro Sole”. “Questa scoperta è un notevole passo in avanti nella ricerca di pianeti abitabili, dove ci siano condizioni ambientali favorevoli alla vita” ha dichiarato Thomas Zurbuchen, l’amministratore del Science mission directorate della Nasa, durante la conferenza stampa. Si tratta, infatti, del più grande sistema planetario mai scoperto con tanti possibili ‘sosia’ della Terra. Relativamente vicino, il sistema che ospita questi pianeti dista circa 40 anni luce (407 miliardi di chilometri) dalla Terra, e si trova nella costellazione dell’Aquario. Questi corpi celesti, come tutti quelli che si trovano al di fuori del nostro sistema solare, vengono definiti esopianeti e orbitano intorno a una stella diversa dal Sole. In questo caso si tratta di Trappist-1, che è molto più piccola (una nana rossa di massa pari a un decimo) e molto meno luminosa della nostra stella madre: il Sole. I pianeti, inoltre, sono molto più vicini tra loro di quanto non lo siano i pianeti del nostro sistema solare. Motivo per il quale, come già ho descritto, le condizioni ambientali sono piuttosto simili e hanno indotto i ricercatori a non escludere del tutto la presenza di acqua allo stato liquido in nessuno dei sette pianeti, pur essendoci probabilità più alte di trovarla nei tre considerati nella “zona abitabile”. Una presenza che fa ben sperare: “L’acqua in forma liquida –ha spiegato Franck Selsis, ricercatore dell’università di Bordeaux e coautore dello studio– è un prerequisito fondamentale per l’esistenza della vita, anche se non sufficiente”. Si parla di anni brevi e di giorni (e notti) eterni: ricorderete che i pianeti del sistema Trappist-1 impiegano pochissimo tempo a percorrere un’orbita completa intorno alla loro stella madre. In particolare sei dei pianeti impiegano fra 1,5 e 12,4 giorni, mentre il periodo orbitale del pianeta più lontano è stimato di 20 giorni. Ciò significa che un “anno” (o quello che gli scienziati chiamano il periodo orbitale) sulla maggior parte di questi pianeti equivarrebbe a meno di due settimane terrestri. Inoltre il periodo orbitale di questi pianeti è influenzato da quelli vicini. Sean Carey, direttore dello Spitzer Science Center della Nasa, ha spiegato che “i pianeti si spingono e trascinano l’un l’altro durante l’orbita attorno alla loro stella. Questo significa che i tempi dei transiti non sono regolari come ci si aspetterebbe”.
Non ultimo, anche se gli anni nel sistema Trappist-1 sono brevi, i giorni sono molto lunghi, anzi, quasi eterni, perché come detto più volte è molto probabile che i sette pianeti siano  in rotazione sincrona, il che significa che un lato di ciascun pianeta è sempre rivolto verso la stella, l’altro è sempre al buio. Per questo si è aperto un dibattito sull’opportunità o meno che un pianeta in rotazione sincrona possa ospitare la vita. Secondo alcuni modelli, se l’atmosfera del pianeta fosse in grado di uniformare il calore su tutta la superficie, allora la vita potrebbe ancora trovare posto. Come avviene solitamente nel caso di queste osservazioni, i pianeti scoperti (tra l’altro c’è notizia che possano essere di più..!!) sono stati chiamati con il nome della loro stella di riferimento, seguiti da una lettera in ordine alfabetico dal più vicino al più lontano; si chiamano quindi: TRAPPIST-1b, TRAPPIST-1c e così via fino a TRAPPIST-1h.. TRAPPIST-1e, 1f, e 1g perciò rappresentano il “Santo Graal” degli astronomi alla ricerca di pianeti, poichè orbitano nella zona abitabile e potrebbero ospitare oceani di acqua in superficie.

Si può pensare concretamente che il sistema TRAPPIST-1 sia una riproduzione in scala del nostro sistema solare interno (Mercurio, Venere, Terra e Marte), non solo offre la possibilità di studiare un altro scenario planetario simile a quello dove viviamo, ma è anche la prova che il Sistema Solare non è un unicum: ce ne possono esseremigliaia o forse milioni solo nella nostra galassia. Infatti, con il metodo dei transiti possiamo individuare solo sistemi planetari i cui membri passano davanti alla stella madre in modo che il passaggio sia visibile dalla Terra. In altre parole significa che per ogni mondo scovato con questa tecnica ce ne sono, secondo calcoli geometrici e statistici, almeno altri (tra i 20 e i 100) che non sono rilevabili dalla nostra posizione. Quindi la probabilità che esistano altri pianeti extrasolari disposti in una configurazione come quella del Sistema Solare, cioè grandi pianeti gassosi orbitanti a grandi distanze e corpi rocciosi nelle orbite più interne, è davvero molto elevata. Pare dunque, ci conforta del suo pensiero f.Vanetti, ufologo, che la Terra abbia (almeno) sette sorelle, dopo la scoperta di un sistema planetario attorno alla stella Trappist-1 della Via Lattea, la nostra galassia. Ovviamente il battage mediatico, annunciato il giorno prima con un avviso-notizia ad hoc, è stato ampio, non c’è che dire: conferenze stampa, mappe stellari (la costellazione è quella dell’Aquario), rendering fotografici, animazioni, possibili interpretazione di come potrebbero essere questi “cucciolotti” (si fa per dire) del cosmo. A me personalmente è saltata alla memoria un’immagine: quella dei mondi paralleli descritti dal film Interstellar, anche se in quel caso si trattava di realtà raggiungibili sfruttando il varco spazio-temporale dei buchi neri, mentre in questo caso  parliamo di pianeti appartenenti a qualcosa di comune a noi, la Via Lattea, appunto. Le sette sorelle sono solo un pelino distanti: 40 anni luce. E quindi ecco che è stato messo l’accento proprio sulla lontananza, con un messaggio subliminale ma allo stesso tempo chiaro: non illudetevi che, se ET vivesse da quelle parti, lo si potrebbe raggiungere. Ma perché? Perchè nonostante certe cosiddette “scoperte” in cui si grida al miracolo poi al dunque siamo sempre al solito discorso: continuiamo a ragionare con gli stessi rigidi schemi proposti e incapsulati sia dalla ufficialità scientifica che, molto probabilmente, da quella religiosa.., con tutti i loro limiti, tecnici, tecnologici, fisici, filosofici e religiosi. In questo calderone rientra anche la sottolineatura della necessità della presenza dell’acqua per la possibilità che la vita possa essersi sviluppata. Solo qualcuno, evidentemente più accorto e, secondo il mio modo di vedere, anche più preparato degli altri, si faccia bene attenzione, ha aggiunto un “per come la conosciamo noi”, formula questa necessaria e corretta per porgerci con la necessaria umiltà nei confronti di un mistero chiamato Universo. Se non avremo la necessaria flessibilità, soprattutto culturale, per rapportarci in un certo modo a temi ben precisi, non andremo troppo lontano: questo è il vero perno della discussione. Mi piace pensare che la fantascienza la si possa lasciare in qualche modo da parte, ma la fantasia invece no: è il sale di ogni scoperta. Tra l’altro, se non vado errato, fino a non molto tempo fa la posizione della scienza, cosiddetta “Ufficiale” non fosse granché “aperta” verso nuovi mondi simili alla Terra…o sbaglio..? Li si è cercati, certo, ma con un ben delineato scetticismo sia di trovarli, sia di trovarli adatti alla vita. Invece da un po’ di tempo in qua, i fatti sono lì a dimostrarlo, esopianeti a destra, sinistra, in alto, in basso, come se piovesse, direbbe qualcuno, e tanto altro ancora, stanno costringendo a cambiare rotta. Mi auguro allora che Trappist-1 dia un’altra bella scossa ai trappisti della scienza. La ricerca di un pianeta simile alla Terra ricorda un po’ una descrizione di Tolstoj in Anna Karenina: “Tutte le famiglie felici si assomigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo”. Così sappiamo che tutti i buoni candidati devono avere certe caratteristiche, ma per scartarli ne basta anche solo una sbagliata: non troppo grandi, né troppo piccoli; né troppo caldi, né troppo freddi. Avere acqua liquida in superficie non guasta, anzi. E in effetti fra le migliaia che abbiano individuato ce n’è di tutti i tipi: di vicini e di molto lontani, di enormi e di modesti, e così le stelle che li ospitano possono somigliare al nostro Sole oppure – come per quella che ospita i pianeti appena scoperti – essere molto più piccole e fredde. La domanda più intrigante non ha per il momento risposte certe. Si suppone, data la similitudine con il sistema di lune di Giove, che anche questi pianeti siano sottoposti a una tremenda attrazione gravitazionale da parte della stella a cui sono vicinissimi, che potrebbe causare forze di marea che riscaldano il loro interno, provocando eruzioni vulcaniche come sul satellite gioviano Io. Però TRAPPIST-1 è una stella che brucia l’idrogeno molto lentamente: vivrà ancora per decine di miliardi di anni dopo che il Sole si sarà spento e quindi in un lasso di tempo così lungo potrebbe, se già non è accaduto, germogliare la vita su uno o più mondi. Inoltre, le prime onde radio mandate dall’uomo nello spazio hanno già raggiunto tutti e sette i pianeti: se c’è una civiltà pari alla nostra in ascolto in grado di captare questi deboli segnali, forse tra meno di un secolo potremmo ricevere una risposta. Ma qui si entra nel campo delle ipotesi puramente speculative e della fantascienza. Infatti, quali forme di vita potrebbero prolificare attorno a una nana bruna, così diversa dal Sole?

 

Roma                                 Claudio Crespina

 

SITOGRAFIA E BIBLIOGRAFIA

-Wikipedia

-ANSA

-NASA

-www.wired.it

Riguardo L'autore

Redazione Il Nadir

Il dr. Claudio Crespina, astrologo, filosofo, counselor psicologico-comportamentale e ricercatore nasce sotto il segno del Capricorno a Roma, una città così significativa e simbolicamente attraente, per i suoi continui richiami storici ed esoterici che credo superfluo e inutilmente ripetitivo spiegarne la grandezza e l’importanza.

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