UN FILM SCORPIONICO
La storia del film è presto detta: in un futuro non troppo lontano la salvezza della Terra dipende dallo sfruttamento di un minerale presente solo sul pianeta Pandora, abitato da una razza di umanoidi blu, i Na'vi, che vivono in profonda comunione con ogni aspetto del pianeta, descritto come un unico essere vivente dalle molteplici incarnazioni. L'unico modo che i terrestri hanno di entrare in contatto con gli indigeni è quello di sfruttare degli Avatar, dei corpi artificiali creati dall'unione di Dna alieno e umano, pilotati attraverso una connessione neurale. Il protagonista del film Jake Sully, un ex marine ridotto in sedia a rotelle, avrà un'altra opportunità per tornare sul campo, col compito di infiltrarsi all'interno di una tribù indigena, per carpire informazioni essenziali per la missione. Ma dovrà fare i conti con il fascino che la nuova cultura con cui entrerà in contatto eserciterà su di lui, nonché con i sentimenti che svilupperà verso la figlia del Capotribù, incaricata di assisterlo nella sua formazione. Per quanto riguarda lo sviluppo della trama va sottolineato come questa si innesti su tutta una tradizione ben consolidata, quella dell'infiltrato che simpatizza con l'ambiente in cui si inserisce fino a non sapere più riconoscere la propria identità, che va da Balla coi Lupi fino alle Iene. Echi, non proprio lontani, di altri film si trovano attraverso il paragone con Braveheart, nella fase di rivolta, con The New World (o Pocahontas), nella descrizione di un mondo naturale puro e innocente, e con Matrix, per la trovata dell'immersione in un altro corpo.
CRITICHE CONTROVERSE
--Uno spunto molto interessante è quello del parallelo tra tecnologia (Internet, per dirne una) e Natura, dato dalla possibilità che hanno i Na'vi di connettersi con animali e piante attraverso una ciocca dei loro capelli (quasi una sorta di porta USB). Purtroppo questo lato della storia non viene approfondito ma rimane molto sullo sfondo, in una sorta di generico panteismo-ecologismo che pervade tutto il film senza riuscire davvero ad imporsi come un tema importante. Anche il messaggio anti-bellico e anti-colonialista è un po' annacquato dalla storia d'amore, invero molto convenzionale, e non vengono poste abbastanza in rilievo le ragioni dei terrestri, che risultano degli antagonisti monocordi e privi di spessore.
--Il lavoro di Cameron è stato molto lodato per avere saputo creare un mondo realistico e stupefacente, e su questo concordiamo: ci sono dei paesaggi e dei momenti di grande fascinazione visiva, rovinati però da una fastidiosa consapevolezza. Stiamo parlando del fatto che un mondo alieno, come dovrebbe essere quello di Pandora, non è altro in realtà che una versione della Terra in chiave ecologico-mistica: gli animali del pianeta non sono altro che cavalli, lupi, pantere, rinoceronti-elefanti la cui figura è stata modificata da artisti grafici, ma fondamentalmente sono molto simili alle loro controparti reali. Anche gli stessi Na'vi possono essere ricondotti, come usi e costumi, ad un miscuglio di popolazioni Africane, Nativi americani e Aborigeni australiani.
--Quando i detrattori lo definiscono un film neopagano… hanno perfettamente ragione, non è un pregiudizio. E’ un’esaltazione alla dea terra (Gaia) che vince la sua battaglia contro l’uomo distruttore, materialista e inquinatore. L’uomo (anzi, in questo caso: l’alieno) vive solo se impara a restare in comunicazione costante con la natura, interpretata come un unico organismo interconnesso, i cui equilibri eterni non possono essere mutati. Il regista James Cameron, che ha già dato prova di ortodossia nella lotta di classe mostrata in Titanic, ora va oltre: il capitalismo, non solo opprime, ma distrugge la natura e l’uomo stesso. Il capitalismo spinge a uccidere. Il capitalismo è il primo motore dell’odio.
--Che fare? Ripetere la pulizia etnica o trattare? All’inizio si cerca di trattare e si manda un marine paraplegico, mentalmente connesso a un corpo di un pelleblu (l’avatar del titolo), a imparare usi e costumi locali per negoziare meglio. Ma i mercenari al soldo della multinazionale hanno già deciso di fare la guerra e non l’amore (che il marine ha trovato in una ragazza del popolo primitivo). E, giusto per essere chiari, il generale cattivo al servizio della multinazionale usa le stesse parole di George W. Bush: “Bisogna attaccare preventivamente, bisogna combattere il terrore con il terrore”. Battute totalmente fuori contesto e fuori luogo, che avranno sicuramente strappato qualche applauso ai progressisti di tutto il mondo. Non vi dico come procede la trama, non solo perché vi rovinerei il finale, ma perché ormai, a questo punto del film, è già ampiamente prevedibile.
-Un film ecologista radicale e in difesa dei popoli primitivi, non costituisce alcuna sfida nelle società occidentali industrializzate. Chi va a vederlo in un bel cinema multisala, parcheggiando il Suv lì fuori e andando a fare shopping nel centro commerciale lì accanto, dopo la visione non va certo a vivere su un albero. Nessuno vuole rinunciare ad aria condizionata, riscaldamento, a uno schermo piatto e alla consolle dei videogiochi per poter tornare a dialogare con la natura. L’ideologia ecologista, in sé, è già l’ammissione della sconfitta della causa anti-capitalista. Coloro che si sono opposti al mercato e alla libertà dell’individuo hanno sempre proposto un modello di sviluppo alternativo. Oggi come oggi, ci hanno rinunciato e urlano contro lo sviluppo. Hanno sempre guardato a un immaginario “sol dell’avvenire”, ma oggi, in piedi sulle macerie del muro di Berlino, preferiscono ripiegare sul passato e rimpiangere un immaginario buon selvaggio. Avatar costituisce, invece, una sfida per le società post comuniste, come la Cina. Ed è questo il suo secondo grande paradosso. E’ un film contro il capitalismo, ma, mentre nei Paesi capitalisti macina soldi al box office, a sentirsi accusato è il grande Stato autoritario cinese. il quale non ci ha pensato su per più di una settimana prima di ordinare il suo ritiro dalle sale. Le accuse che James Cameron rivolge alla multinazionale malvagia sono, in effetti, molto più pertinenti se applicate allo statalismo selvaggio cinese. Un sistema in cui il diritto di proprietà esiste solo da pochi anni e non è neppure protetto dagli abusi del governo. Un impero, quello post-comunista cinese, in cui interi popoli, come gli uiguri e i tibetani, sono trasferiti a forza dalle loro terre, per permettere la realizzazione di grandi opere statali e per imporre l’ideologia progressista di Pechino. Nel mercato, le multinazionali fanno offerte, negoziano e comprano terre da adulti consenzienti. Lo statalismo cinese sequestra e uccide: proteste di villaggi che chiedono l’indennità per i terreni espropriati sono represse da picchiatori reclutati dalle imprese pubbliche. L’agenzia Asia News aveva contato episodi di questo genere nel 2005: erano 50mila.
--Il protagonista è un ex-marine semiparalizzato che accetta di trasferire la propria mente nel corpo perfetto di un Na’vi, un gigantesco alieno dalla pelle blu, per infiltrarsi tra i nativi del pianeta Pandora. Nessuno aveva mai dato tanta evidenza fisica al sogno molto contemporaneo di vivere dentro un altro corpo, più forte e potente, che per giunta dà accesso a un universo ricchissimo e in tutto diverso dal nostro. Pochi l’hanno notato, curiosamente, ma è questo “trip” il cuore del film (millenni di paradisi artificiali, dall’oppio alla realtà virtuale, stanno lì a ricordarcelo). Che l’impresa richiedesse tutti gli artifici del 3 D è della “performance capture” è un paradosso solo apparente. Cameron ha aspettato anni pur di conferire massimo realismo a questo sogno folle e umanissimo, oggi incredibilmente vicino grazie ai progressi scientifici (protesi, chirurgia plastica, bioingegneria etc.). il pianeta Pandora. L’équipe del film ha creato un mondo di enorme fascino e complessità, sia biologica che culturale (piante, animali, usanze, linguaggio) pescando suggestioni dai più diversi orizzonti ma prendendo il tutto molto sul serio. Ne esce un pianeta che è una specie di dio vivente dove ogni specie, indigeni, piante, animali, è mentalmente e perfino fisicamente connessa alle altre (come, lo scoprirete al cinema). Liquidare il tutto come scontato omaggio alla “moda” ecologista è davvero riduttivo...... segue------













