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Una Filosofia della Logica Quantistica PDF Stampa E-mail
Scritto da Nadir   

 

    Una Filosofia della Logica Quantistica come approccio alla realtà
 
                                La maggiore differenza tra la conoscenza di tipo scientifico e la conoscenza paranormale,
metafisica, se si vuole, esoterica, risiede nel fatto che la scienza si basa su dati sperimentali oggettivi, aperti
alla verifica e al controllo di tutti, quindi ripetibili, mentre il metafisico, l’esoterico è un tipo di conoscenza
che per sua natura non è aperto a tutti ma solo a pochi “iniziati”che condividono l’accesso ad un sapere e
ad una conoscenza esclusiva quindi non ripetibile: scientifico dunque è sinonimo di oggettivo, metafisico
di soggettivo, cioè non oggettivo e pertanto non ripetibile. Ora, le ultime scoperte della meccanica quanti-
stica hanno enfatizzato il ruolo del soggetto cosciente al punto di giungere alla conclusione che:” nulla può
esistere al di là della percezione del soggetto” e che quindi non ha senso attribuire oggettività, cioè esisten-
za propria e indipendente,ad alcunché per il fatto che nulla, appunto, può esistere al di là dell’essere perce-
pito. Quello scientifico, alla luce di tale filosofia quantistica, diviene solo uno dei tanti metodi d’indagine
della realtà, ne meglio ne peggio, degli altri tipi di conoscenza sviluppati dall’uomo. In sintesi, il messaggio
che ne deriva è che la logica e la razionalità  sono strumenti che non valgono in senso assoluto, ma hanno il
loro limite: non possiamo ricondurre “il tutto” in chiave unicamente razionale. Anche se alcuni aspetti della
nostra vita fanno parte della cruda razionalità è evidentemente errato ricondurre l’universalità dei nostri
orizzonti a mere spiegazioni unicamente causali e razionali. Proprio gli studi avanzati dai fisici delle particel-
le ci hanno svelato che l’atteggiamento causale e razionale non può esaurire l’analisi della realtà (Universo),
aggiungo io, proprio in nome della S-cienza (con la S maiuscola:quella aperta ad ogni “intuizione”…) bisogna
evitare di fossilizzarci in un dogmatismo razionale che farebbe da contraltare al dogmatismo teologico che
ha caratterizzato e continua a caratterizzare il pensiero umano già prima del Medioevo ad oggi, con le
conseguenze che tutti conoscono.
                                   I teoremi quantistici (Bohr, Bell, Pauli, Aspect, ecc…) dicono che la realtà, nel suo inti-
mo, si ribella alla fredda logica razionale, con cui la scienza, cosiddetta esatta, continua ad indagare e che
bisogna accettare la realtà legata alla sincronicità e alla analogia: tecniche queste senza le quali, scienze e
sottolineo scienze, come l’Astrologia,la Psicologia,la Filosofia, la stessa Medicina non potrebbero essere
ne capite ne spiegate fino in fondo. Proprio, grazie, alle recenti indagini della fisica quantistica, ci stiamo
avvicinando al pensiero orientale* della realtà così, precedentemente distante, dal nostro modello occiden-
tale: si sta tentando di armonizzare la dicotomia tra materia e spirito, coinvolgendo la capacità analitica non
più, unicamente sui dettagli del particolare ma orientandola verso una migliore percezione del messaggio
che ci viene dal Tutto. Nella tematica astrologica, le Case o settori non sono separate fra loro in una succes-
sione temporale che le coinvolge una alla volta, come purtroppo molti astrologi confondono, ma partecipa-
no tutte al grande processo vitale dell’universo: ciò che “appare” scandito dal tempo, non è infatti, neces-
sariamente ordinato secondo le regole cronologiche, con le quali siamo abituati a percepire gli eventi (c’è
la possibilità, proprio grazie alle speculazioni quantistiche, che altrove, presente, passato e futuro coesista-
no simultaneamente, in un ordine metafisico al di là dello Spazio e del Tempo). Parafrasando Guenon, nel
suo “Gli stati molteplici dell’essere”, persino la percezione dell’Io può essere solo il frammento infinitesima-
le di un’entità più vasta che non conosce una forma o che ne conosce innumerevoli nello stesso, identico
istante. Riflessioni queste, certamente controintuitive, per colui che vede la realtà solo fissa e immobile.
Però anche lui è comunque obbligato ad ammettere che il Sole, per esempio, non cessa di esistere solo
per il fatto che a un certo punto, di notte, a noi sembra scomparso. Il nostro punto di osservazione è sem-
pre e comunque relativo, vive il limite della sua collocazione in un preciso luogo spazio-temporale e vede gli
eventi così come “appaiono”e non come sono.
    Questa nuova, ma già datata, visione della realtà è in grado di conciliare le scienze cosiddette "esatte" con quelle
 "umane", rendendo ad ogni branca della scienza la sua giusta dignità senza alterarne la sua possibile
autonomia.
 
                                                                                                                 Il Nadir
                                                                                                           
*F. Capra, Il tao della fisica;  G. Zukav, La danza dei maestri wu-lì

                                                     

 

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