L'ARCHETIPO TAURINO 2^parte:

"Cercando di sembrare ciò che non siamo, cessiamo di essere quel che siamo” – Ernst Jùnger

Nella misura in cui mi amo saprò sentir-mi e dare amore. Toro "Venereo"
Nella misura in cui mi sento ricco vivrò l’esperienza della ricchezza. Toro "Gioviano" (secondo Morpurgo)
Nella misura in cui lavoro per ciò che vivo arriverà la realizzazione. Toro "Xsiano" (Eris) 

Continuare a rincorrere oggetti, situazioni, persone nel mondo degli effetti senza apportare alcuna trasformazione nel regno delle cause non fa che mantenere in vita l’allucinazione rimandando ancora e ancora l’appuntamento con la verità, che con infinita pazienza attende il ridestarsi del sognatore che si è perduto all’interno del suo stesso sogno. Non c’è nessuno là fuori, non c’è nessun ‘là fuori’, ci sei sempre e solo tu che consegni messaggi a te stesso. Ci sei tu che attraverso innumerevoli volti stai cercando di ridestarti dal sonno.

"...a te Toro, do il compito di costruire e consolidare ciò che della mia opera è stato iniziato. Renderai stabile e prosperoso tutto ciò che ho creato per l'uomo e gli insegnerai a creare per me. Sarà un compito pesante e faticoso, ma perché tu lo possa risolvere ti dono i talenti della forza, dell'abbondanza e della pazienza. Usali con amore e generosità e non permettere che il tuo cuore diventi schiavo del desiderio. Ricorda che dovrai costruire per me, e non per il piacere di possedere. Il desiderio e l'attaccamento alle cose materiali saranno gli ostacoli che dovrai superare lungo il tuo viaggio."

Urano, pianeta della rivoluzione, come sappiamo, sta cavalcando da qualche tempo la Terra del Toro, e con lui, stringendosi in un tango appassionato e stravolgente, è entrato, in quell'arena insanguinata dalle moltitudini di morti e resurrezioni del Toro, quel ballerino di primordine che è Marte, in sosta prolungata fino a novembre, in quadratura dall'Aquario. Nel 2019, quel ballo così coinvolgente si stringerà ancor più nella sofferenza del piacere, nella privazione della libertà di pensare, per pochi attimi ansimanti al momento della congiunzione a marzo di entrambi i pianeti, transitanti ammaliati tra loro, nello stesso segno di Terra al momento del ritorno di Urano: due lupi che ballano nell'arena insanguinata del TORO.  
Il segno del Toro, capiamo bene il teatro dell'incontro-scontro, il campo insanguinato della "Milonga" appassionata, è governato, ci dice l'astrologia di maniera, dal pianeta Venere, che rappresenta l’amore per l’arte, le belle lettere, e la bellezza in generale. L’intelligenza di questo segno zodiacale si esprime bene nel campo della cultura, della buona tavola, del piacere inteso come gusto estetico e amore per le piccole cose. Il Toro, però, è molto testardo: non è facile confrontarsi con lui quando si mette in testa qualcosa. Placido e calmo, accetta il confronto di buon grado, a patto, però, che non lo si contraddica apertamente. Se sa di essere dalla parte del giusto si infuria proprio come un toro davanti al telo rosso della corrida. Il suo punto di forza è l’ostinazione: con costanza la sua intelligenza si può esprimere in qualunque campo e con il tempo questo segno può raggiungere qualsiasi meta. Un consiglio: calmatevi prima di dialogare...!! In estrema sintesi questi brevi concetti generici descrivono la summa delle sciocchezze che si possono leggere normalmente sulle caratteristiche di ciascun segno, qui chiaramente mi sto riferendo più specificatamente all'espressione che normalmente si può leggere nelle cosiddette riviste .."specializzate", sui siti web, sui blog e, quel che è eggio, anche in alcuni libri di testo, in relazione  ai secondi trentesimi zodiacali riguardanti il segno astrologico del TORO che se fosse riducibile unicamente a questo deforme ragionamento, come si può pensare che una Scienza come la nostra Astrologia possa esprimersi compiutamente nei secoli e sopravviviere, nonostante le guerre e le battaglie infami ed infamanti che gli scientisti di ogni epoca sono stati capaci di scagliargli contro, infangando il linguaggio e soprattutto il messaggio alto, impresso nelle pieghe antichissime ed ancestrali di questa materia collegata all'Assoluto del Tempo (Pianeta Y) e dello Spazio (Pianeta X), mantenendo intatta la sua brillantezza concettuale e programmatica..? Evidentemente c'è di più, come spesso sostengo, ma se non ci proponiamo la necessità di comprendere che neanche le favolette per bambini, poi al dunque, sono solo quel che raccontano agli occhi pieni d'incanto di un neonato, ma dentro i loro schemi, apparentemente innocenti, si nascondono "insidie" tipiche delle più moderne tecniche di persuasione occulta e/o subliminale, abilitate silentemente a condizionarne la vita e la mente..sin dalla tenera età.., sarà bene approntare qualche veloce rimedio alla nostra capacità di fare cultura..: per noi stessi intendo..!! Ora dovremmo capire che siamo formati d'altro, di altre caratteristiche importanti che non riusciamo a conoscere nell'approccio collettivizzato, legato alla mania ricattatoria del sociale e del religioso, e, sarà opportuno per ognuno di noi cercare la propria strada per una maggior consapevolezza possibile, in quello che Jung, intuitivamente sensibilizzato, ha chiamto il percorso d'Individuazione. 

Il TORO, SEGNO DI TERRA FISSO, e' collegato all'archetipo della Madre Terra (il pianeta X-Eris...), femminile e lunare, dice la tradizione...! La mia scuola che ha creato uno schema innovativo tramite la crescita e lo sviluppo dell'ASTROLGIA QUALISTICA, lo fa MAGNETICO, introverso (diversificando i Segni tra Energetici e Magnetici) sia maschile che femminile, sia solare che lunare, che eternamente genera l'universo e nutre i viventi, grembo fertile che riceve i semi e li sostiene nella crescita. In senso evolutivo corrisponde alla Vita, cioè all'energia che si orienta verso la prima manifestazione incontrollata di esistenza. In queste poche righe si può intendere il seme di quel quid specialistico di cui vorrei parlarvi in modo che si comprenda come l'Astrologia sia Scienza seria e indiscussa.. Il mondo del Toro e delle sue convinzioni destrutturanti, sostanzialmente egoiche, come dire, rappresentano solo la piccola porticina d'entrata che attraverserà inizialmente quello stretto cunicolo del sapere, di ogni sapere che poi, solo se ci sapremo impegnare, ci saprà portare alla chiarezza d'intenti della famosa "Caverna", tanto evocata da Platone che, non a caso, direi anche incredibilmente funzionale per il mio spunto, era nato sotto l'egida del Segno del Toro. Aristocle, cioè Platone, per chi non lo sapesse, nacque infatti ad Atene intorno al 428 a. C. sotto il segno del Toro. Da buon taurino godeva di ottima salute e di una sana e robusta costituzione a giudicare dal soprannome che gli fu dato: Platone, lo spallutissimo. il soprannome "Platone" gli venne dato a causa della larghezza (plàtos..) delle spalle. Timone di Fliunte, nei Silli, lo definisce appunto "platistakos" cioè spallutissimo.. Ecco vedete, ci siamo addentrando in quel cunicolo che porta alla visione della iniziale Caverna: Platone voleva simboleggiare infatti con il Sole illuminante la fonte della vera conoscenza. In seguito aggiunse che i prigionieri incatenati nella "Caverna" rappresentavano la maggior parte dell'umanità: ad oggi posso dire che pochissimo sia cambiato da quei tempi lontanissimi da noi..!! Il filosofo, continuava, era l'uomo liberato, che tentava di portare i suoi compagni, gli altri uomini, verso la strada della conoscenza..!! Il Toro Platone quindi aveva visto lungo: motivo per cui il segno è felicemente collegato analogicamente all'imagine. il Segno governa la parte inferiore del viso, dagli occhi fino al collo, comprendendo anche le ghiandole endocrine della tiroide e del timo (va escluso l'orecchio e l'udito, sotto l'influenza di Mercurio gemellino). In particola 4 organi di senso sono tutelati dal toro, gli occhi, la bocca il naso (per alcuni è scorpione) e la pelle (per alcuni è Capricorno) nella sua sensibilità tattile in generale, escludendo quella delle mani, prerogativa, come abbiamo visto nella prima parte dell'articolo, della Vergine.. La vista, in accordo alle scarse tendenze speculative del Segno a la fatto che il feto nel grembo materno ha una visuale limitata, è buona ma si limita ad osservare il mondo reale, non si spinge, metaforicamente, in profondità per cercare di comprendere l'essenza delle cose: motivo per cui il Toro è in analogia con la fotografia, con il cinema, elementi che danno una dimensione esatta della realtà. Anche se la fotografia la rappresenta più efficacemente, mentre il cinema può inserire concetti più profondi che, però, data la durata limitata dell'opera stessa (massimo due, tre ore..), dovranno essere necessariamente concisi. Ovviamente, si deve comprendere, che anche limmagine fotografica , se talentuosa, lascia percepire visioni intense della realtà immortalata, ma non raggiunge la vastità delle sensazioni che può trasmettere uno scrittore in un suo trattato o in una composizione. Ai nativi del Toro e a coloro che hanno forti valori (Ascendente, Mediocielo, Nadir e Luna) taurini nel loro tema, inevitabilmente piace fotografare ma anche farsi ritrarre: come per un sistema perfetto corrisponde ogni movimento così in astrologia si applica questa regola per cui, il segno opposto, lo Scorpione, rifugge dal bisogno di farsi fotografare, decisamente infastidito. Il secondo organo di senso in analogia col Toro, è quello riferito al gusto, presente sin dalla prenatalità nella modalità fetale del succhiarsi il pollice in quanto preludio e stimolo alla futura e vitale azione del nutrirsi. Si comprende la predisposizione per il Toro, più di ogni altro segno, per il cibo: attratti come sono i nativi dai sapori e dalla natura che in esso si esprime, alimentati dalla sensibilità delle papille gustative che in essi si formano al meglio consentendogli di essere nella vita dei cuochi raffinati. Controlla inoltre le corde vocali, secondo il governo gioviano, dando la spinta al piacere di cantare.

IL CULTO DELLA DEA MADRE: L'ETERNO FEMMININO NELLA DINAMICA TAURINA 

Prima d'inoltrarmi nella spiegazione più approfondita dell'archetipo taurino devo e voglio sottolineare, per intenderci ancora e ancora una volta, che quando parlo di un Segno, di qualsiasi Segno Zodiacale, non mi riferisco, come nessuno peraltro dovrebbe, a nessun essere vivente, ne umano ne animale o altro in particolare, ma al preciso significato archetipico cui il Segno in questione si riferisce..: Segno Zodiacale appunto (che sono 12..) e non Costellazione (che sono 13) che, come tale, è presente in ogni grafico personale per la sua longitudine specifica che va assolutamente analizzata, aldilà che si sia appartenenti a quel segno o meno. Aldilà cioè, come si dice nella terminologia consueta, peraltro errata, del riferimento al luogo del grafico dove è posizionato il Sole, in realtà la Terra, come invece sostiene la mia Scuola. Il Toro è in analogia con il centro della stagione primaverile. la stabilità, la perseveranza, la ricchezza generata dalla materia organica vivente, nella pienezza dei suoi colori e forme che al suo culmine sembra indugiare in un magnetismo irresistibilmente sensuale. E' il trionfo della corporeità nel piacere sensuale del tatto, del contatto sensoriale. fino all'acme orgasmico psico-fisico, nella cui forma si rivela il "suo" dio. Così spiega aulicamente il terapeuta A. Sandrelli la figura taurina. Il soggetto Toro ama la Terra, è il suo "elemento" metaforico per eccellenza: su questa è possibile edificare consolide fondamenta, "amata", posseduta, arata, tramite un lavoro costante, paziente, semplice, ripaga con frutti copiosi, concreti, come il pane, il vino, l'olio, gli elemeni naturali e fondamentali per l'umana sussistenza. L'anima taurina si esprime con ciò che appaga principalmente l'oralità..: il cibo al livello fisico; il "bacio" a livello erotico-affettivo, il canto, specialmente quello d'amore. Tutti localizzabili nel COLLO, spesso sviluppato e possente, che a ben vedere è la parte del corpo umano che collega la sfera del pensare con quella del sentire. Essa è la parte del corpo umano in perfetta analogia con il Toro. Il motto del soggetto taurino potrebbe essere "a ciò che non vedo non credo.." e in questo caso per vedere s'intende toccare adeguandolo a tutto ciò che è tangibile, tesaurizzabile nel senso di sicurezza sulla quale poter fare sempre affidamento. In fondo, se si vuole, il suo ideale potrebbe essere un impiego fisso o in banca o in un agriturismo. Venere del Toro, magnetica, "formosa", rappresenta la capacità di concretizzazione del Pensiero cosmico in una forma vivente: cioè l'istinto di conservazione che al dunque è istinto di procreazione. Il piacere e la sicurezza sono il vero obiettivo esistenziale del Toro che a sua volta cerca di garantirseli tramite la costanza della ragione che alimenta sostanzialmente la tendenza ad esprimere massima concretezza d'intenti. Non è un caso infatti che il suo principio di realtà economico (K. Marx era del Toro) si esprime attraverso una potentissima possessività, direi a 360°: non solo le cose gli appartengono ma anche le persone..!! Il suo occhio frequentemente miope, nonostante la capacità della "vista", sia a livello fisico ma maggiormente a livello psicologico, si vuole che abbia la tendenza ad ingrandire le dimensioni reali degli oggetti: vista alterata qusta, pertanto, alimentante un atteggiamento cauto, circospetto verso utto ciò che è insolito, sconocsciuto, estraneo o inovativo che è fonte, nel loro dinamismo psichico, di una precisa e smodata insicurezza atavica. Insicurezza che si trasforma nel Toro spesso in una modalità persecutoria, un'incessante "ruminazione mentale", per la quale si evince genericamente, ma sostanzialmente, un masochistico senso del dovere, alimentato per la paura di essere punito, a qualsiasi tipologia di vita si applichi: sia esso lavorativo, sia esso relazionale, entrambi comunque legati da una formazione psicofisica della sessualità latente... In tal senso ne è puntuale testimone l'ideologia freudiana (Freud appartiene al Toro..!) del tabù dell'incesto, come timore persecutorio della paura delle eventuali punizioni per le proprie fantasie incestuose infantili..!! Da queste ferite psichiche, mai suturate, nasce quella forma di dogatismo, di fondamentalismo, quella tendenza, tipica dei Toro, all'immobilismo, all'inamovibilità terrena delle convinzioni radicate nel proprio sentimento, a quel misticismo fanatico che sta dietro ogni dogmatica, pronto a trasformarsi in ossequio liturgico, in cieca credenza che si espleta in contesti quantitativi di adepti il cui martirio è sempre e solo in funzione dell'odio verso gli "infedeli", qualsiasi "infedele" voglio dire..., e giammai per l'amore..!! E da tutta questa Terra, continua sapientemente Sardelli, per l'archetipo taurino unica, esclusiva realtà, egli non può distaccarsi, non vuole distaccarsi, quasi intuisse in se un ancestrale destino al macello (vedi tauromachia..), alieno com'è da qualsivoglia fede in una trascendenza, la sua signatura astrale ne conferma la costante insidia, la costante persecuzione dell'angoscia di morte che è il suo fantasma preferito (opposto com'è allo Scorpione..), alimentato a getto continuo dalla sua sfiducia pagana del "Logos". Non è un caso che il suo sfacciato edonismo, positivistico, è alla base dei suoi tormenti ipocondriaci (ai suoi evitamenti...!!) collegati a perfezione ad una mente portata sostanzialmente a costruire potenti sistemi e strutture di pensiero difensivo, matematizzazioni della realtà ad ogni costo di cui non possederà mai la certezza e sopratutto il controllo che tanto agognerebbe realizzare.. stigmatizzando al dunque la negazione del libero arbitrio come principio primo...!!

Scendendo ancora più giù nella traduzione profonda del simbolo taurino ci avventuriamo a capirne un ulteriore evoluzione-involozione del suo psichismo non proprio facilmente leggibile, come certe esemplificazioni dell'oroscopia commerciale ci ha abituato a conoscere erroneamente. In sanscrito il segno del Toro ha il nome di VRISHAM, che significa potenza. Termine che va inteso non solo nel senso di forza, ma anche di potenzialità infinita legata alla dimensione sonora e vibrazionale della Terra-Madre o materia-sostanza rappresentata dalla fecondità divina. Potenza dell'attrazione indifferenziata, magnetismo cosmico,plasticità, fecondità, prevalenza dell'istinto e del desiderio. Queste sono facoltà subconscie. Ottiene le sue migliori performance quando è stimolato da energia positiva in affinità con la sua. Dopo lo choc distruttivo della spinta creatrice dell'Ariete,c'è la stabilizzazione della polarizzazione degli elementi attrattivi in Toro: la sua sensibilità magnetica, l'attrazione del desiderio giocano un ruolo principale. Guidato dalla spinta primordiale cosmica che emana dal subcosciente, il Toro, rappresenta la natura impegnata in un'opera da cui poi nascerà la "mens" (gemelli), ma dalla quale possono scaturire le manifestazioni dei più brutali appetiti. La complementarietà con lo Scorpione, (entrambi segni Fissi, quindi realizzatori della Materia) gli consente di dissolvere la capacità energetica fine a se stessa, tipica del Toro, e quindi di realizzare, tramite la dissoluzione scorpionica, la riserva inesauribile della potenzialità della forma. L'asse Toro- Scorpione simboleggia la fase passiva della legge creatrice:la sostanza toro tramite la dissolvenza scorpionica crea la condizione necessaria della "fecondazione" del Tutto col ritorno dell'Energia alla manifestazione sotto nuove forme. C'è di nuovo una nascita che avvicina il mistero della morte rinnovatrice della vita. La dissoluzione della forma-sostanza taurina è sì, dal punto di vista materiale, la distruzione, la morte, le tenebre, ma le tenebre stesse, poi, sono il nulla nel quale può brillare la Luce essenziale dell'essere. Legge, questa, base della analisi del profondo: la coscienza deve inabissarsi (Nadir) nelle tenebre, dissolversi nell'inconscio, per poter rinascere alla Luce. Il toro è simbolo di energie prerazionali e inconscie che operano, per sensitività, un contatto psichico con le energie cosmiche: per questo motivo, il modo di percepire del toro, è la sensitività imparentata al fiuto. Egli attira e richiama la dominazione, il problema è sapere da quale elemento sarà controllato, quale impronta,quale influenza saprà attirare. Egli ha sempre qualcosa del "Medium". E' condotto da ciò che lo possiede, sia una passione dissolvente, una irresistibile inclinazione per certi vizi, il desiderio di maternità, l'influenza di qualche controllo psichico (guida del medium), la magia dei suoni  (musica) e quella dei lampi (luce e fotografia), l'attaccamento "malato" a certi esseri di cui diviene lo schiavo soddisfatto, e inoltre l'amore sviscerato per la terra e la natura con l'impegno lavorativo che essa esiige. E' attrverso il suo sacrificio che il Toro scopre finalmente il dio che nasconde: un Toro a "testa in giù", si potrebbe dire, di questo archetipo così controverso, parafrasando questo lavoro ingegnoso di C. Balzano. Il tipo toro nell'animo solare, aperto  è laborioso, paziente, perseverante come la stessa Natura, appunto, e da essa trae la vitalità dell'arte e della capacità di "vedere" l'arte (fotografia), ma il suo corrispettivo interiore ne stravolge la dinamica così bucolicamente rappresentata aprendone un inferno emozionale incontrollabile normalmente, quasi fosse meglio analizzarlo ...appunto a testa in giù..!  La zona oscura (le imperfezioni o difetti) sta nel suo egoismo e nel chiuso egocentrismo, nell'accanimento dei desideri, degli appetiti grossolani che a volte lo confondono all'azione disgregante tipica dello Scorpione, suo opposto, ma complementare segno d'acqua. Il Toro, incapace di conformarsi all'influsso dello Spirito, principio di ogni metamorfosi è condannato a restare prigioniero del piano materiale durante il suo ciclo di incarnazione: la sua salvezza è il suo magnetismo attraente. (cfr M. Senard). E da questa Terra, per lui unica, esclusiva realtà, il Toro, non vuol distaccarsi, e, direi, non può, quasi intuisse un archetipo destino al macello (la tauromachia della corrida..ne è preciso emblema fisico ...!): alieno da qualsivoglia fede in una trascendenza, è costantemente insidiato dall'angoscia di morte che, silentemente o meno, è il fantasma persecutorio da lui costantemente costruito costantemente legata alla sua perenne sfiducia pagana del Logos..Il suo costante edonismo epicureo, positivistico, alimenta abnormemente i tormenti ipocondriaci di una mente portata a costruire soprattutto, potenti sistemi, strutture di pensiero di tipo difensivo (Un esempio irriverente ma certamente chiaro ai più, di questa malia taurina è la costante predisposizione mentale della nostra nazionale di Calcio tutta dedita al gioco difensivo ad oltranza: l'Italia del Calcio è nata Toro...!!). il Toro matematizza la realtà esasperandone i toni all'inverosimile rischiando di non avere poi nulla sotto un vero controllo.. Le impressioni e le esperienze della prima infanzia, che assumono tanta importanza nel formare la personalità dell’adulto, di ogni adulto voglio dire, restano indelebili in modo speciale quando si tratti di un nato sotto il segno del Toro. Le condizioni dell’ambiente familiare, i sentimenti d’amore, fiducia e rispetto per chi vi ha allevato ed educato hanno un effetto durevole sulla formazione della vostra personalità determinando in effeti questa forma mentis "incestuosamente" masochistica. Siamo nell'ambito dell'archetipo psichico dove il resoconto solare non ha posto, scalzato dall'impero della sensibilizzazione lunare che sente maggiormente la dialettica taurina.

L’astrologia non fallisce mai, sono gli astrologi che spesso falliscono, ma questo è un problema diverso. L'astrologia è fondamentale per il funzionamento dell'universo. Il fallimento dell'astrologia sarebbe come il fallimento della legge di gravità.”  Steve Forrest 

Esatto direi, se correttamente interpretata l'Astrologia non fallisce mai, semmai siamo noi astrologi che, peccando d'individualismo esasperato ed esasperante, non riusciamo a vedere oltre il nostro naso: sia per incapacità intellettiva, sia per mancanza di preparazione..seria e scientificamente rilevante che una scienza complessa, come la didattica astrologica, richiede come principio primo per poterne parlare con la giusta competenza un impegno e una dedizione senza pari..! Come detto ovunque mi fosse capitato L'ASTROLOGIA NON E' MATERIA PER TUTTI..come invece viene sostenuto dai quei furbacchiotti di astromanti abilitati unicamente per vendere le loro mistificanti ..operette..!! Quindi quando si parla della dinamica di base di questo archetipo taurino essa riguarda tutto ciò che ha a che fare col prendere forma e solidità e di conseguenza con il processo di percepire con i sensi, egoicamente interpretati, perchè secondo questo trentesimo zodiacale, solo ciò che ha una forma ed una consistenza può essere percepito...!! Il passo dai sensi al concetto di piacere e di apprezzamento della  bellezza è poi breve (Venere al secondo domicilio). Il Toro sembra nato per godere di tutto ciò che la vita e la natura in particolare offrono: la bellezza, i colori, i sapori, i profumi,le consistenze, il tatto...insomma tutte le esperienze sensoriali sono il suo regno. Ed ovviamente il sesso inteso come sensualità fisica più che come dinamica psicologica fa parte a tutto diritto di queste esperienze. Il tutto avviene in un contesto di lentezza e continuità: una placida e piacevole routine senza scossoni è ciò che consente al Toro di operare al suo meglio...cosa questa che è capace di ricercare spasmodicamente alterando chiaramente la sua visione bucolicheggiante..! Non bisogna, quindi, pensare che tutto ciò porti necessariamente a una forma di mollezza, di disponibilità acritica: il Toro è dotato di una energia che pur non essendo esplosiva è di lunga durata. La resistenza, la pazienza e l'ostinazione fanno si che il Toro riesca a portare a termine i propri progetti con determinazione: non a caso è un segno di terra e condivide con Vergine e Capricorno il pragmatismo e la concretezza che gli consentono di costruire, o per meglio dire, di "accumulare" le sue ricchezze.., limitato non poco da una avarizia imperante sia fisica che spirituale. In altre parole, però, in questo senso, avere accanto un Toro è un elemento di sicurezza: su di lui si può contare in quanto magari lentamente e con cautela, ma sostanzialmente arriverà sempre dove si propone di arrivare. I nati sotto il segno del Toro si trovano, come tutti sanno, sotto l'influenza di Venere, il pianeta della bellezza e dell'amore, che accentra però una forma di energia del tutto differente da quella assorbita da tutti gli altri pianeti in quanto assimila la potenza nettuniana e lunare del simbolo notturno consentendo quel recupero di forze psichiche che spesso disorienta chi si intrattiene in una relazione taurina: emerge infatti da quel profondo un'influenza interiore ardente e impulsiva consentendo al Toro recuperi di fiamma potenti e indiscriminati (se non violenti..). La sua mollezza digestiva sembra completamente scomparsa..!! 

IL TORO VEDE ROSSO ....! Dove gli altri perdono la speranza, i Toro continuano imperterriti nel loro cammino, silenziosi e mirati, ma segretamente nervosi senza darlo a vedere. Per questo scatenare le ire di un Toro è cosa difficile, ma bisogna sapere che se è ferito nell’orgoglio (SOPRATTUTTO AL FEMMINILE..) o calpestato nella sua idea di libertà, si trasformerà in un vero guerriero capace di spazzare via con una testata l’ostacolo, senza possibilità di recupero. Si dice che il Toro vede rosso quando s'infuria ma è una inesattezza...: Il toro non è capace di distinguere il rosso perché i suoi occhi mancano dei coni, cioè le cellule nervose della retina capaci di riconoscere i colori. Si scaglia infuriato contro il mantello del torero per istinto e per il movimento del bersaglio. Nelle corride, infatti, viene utilizzata una razza di tori chiamata "Brava", presente soltanto in Spagna e che da secoli viene selezionata ed addestrata per esaltarne la potenza e l'aggressività: quindi come vediamo anche in natura i Tori sono di due specie: i mansueti e gli aggressivi o "Bravi", quasi ariesumare quei frodatori impenitenti, i Bravi appunto, di manzoniana memoria. In realtà il colore rosso, abbinato al moto del Toro-animale ma anche in qualche modo analogicamente tendente al richiamo dell'archetipo taurino, alla stregua di un’iniezione di adrenalina, agisce sull’essere umano come appunto si dice faccia, in un certo senso, nei tori: il motivo sarebbe spiegato dal segnale di pericolo che è associato al colore stesso, il quale porta a reagire in maniera veloce e con forza, stando a quanto sostengono i ricercatori dell’Università di Rochester, nello Stato di New York (Usa). Il rosso, è bene sapere, migliora le nostre reazioni fisiche, perché è visto come un segnale di pericolo: non a caso, come i tori infuriati, gli esseri umani arrossiscono quando sono arrabbiati o si preparano ad attaccare...!! Le persone sono consapevoli di tale arrossamento negli altri e delle sue possibili implicazioni: Il colore ci colpisce in molti modi a seconda del contesto. Tali effetti di colore volano oltre il nostro il nostro radar della consapevolezza: negli esperimenti è apparso chiaro come la presenza del rosso abbia aumentato significativamente la forza esercitata sugli individui, il che presuppone che anche gli individui del Toro, così ambivalenti, ma non altrettanto così dichiaratamente apparenti, siano, alcuni, sollecitati dall'acuire del "rosso-impazienza", legati come sono alla temporalità dei momenti ben espressi dall'esaltazione di Ypsilon-Eolo (per i miei calcoli) o, a quel grimaldello impunito e prepotente di Giove (secondo la valutazione Morpurgo); dal candore bucolico del prato verde della valle dove, gli altri fra loro, quelli incanalati nel trittico Venere/X-Eris/Luna, pascolano pacificamente cercando di raggiungere il loro obiettivo pacifico e rasserenante.  
Il toro è animale abbinato quindi alla corrida, ma non tutti i tori sono abilitati per entrare nell'arena come abbiamo visto: io direi beati quelli non abilitati, ma sappiamo poi che l'animo umano è straordinariamente duttile a queste intemperanze della quiete. Siamo tutti pacifisti a parole ma quando Marte si attiva le cose cambiano in ognuno di noi...,e, a volte anche per delle sciocchezze inaudite, siamo pronti a trsformarci nelle peggiori bestie, disumane, indemoniate, che si siano mai potute immaginare: ci attacchiamo senza pietà tra noi, approfittandoci della debolezza altrui, tra amici, tra parenti, tra genitori e figli e mi fermo qui per non entrare in una violenta polemica sul contesto sociale che ci circonda in cui siamo tutti immersi inesorabilmente, controllati da quei pianeti che sono stati immessi come dei microchip nel nostro essere e dai quali non riusciamo a districarci come dovremmo e come la mia scuola prova ad insegnare. Sappiate che la conoscenza del simbolo planetario, una volta che fosse compiuta correttamente, va lasciata andare, non va trattenuta: dobbiamo disinnescarla per poterci liberare da quella pressione psicofisica che ci ha tenuto prigionieri negli anni altro che ..libero arbitrio..!!

Con la CORRIDA, teatro insanguinato di quel tango incestuoso tra Urano e Marte di cui si parlava all'inizio, siamo proprio nel regno di X-Eris o Proserpina che, non a caso, è il vero pianeta governatore, in Primo domicilio, del Toro e non quella Venere a cui si fa spesso riferimento parlando del Toro, che vive solo di sponda riflessa a quel principio primo archetipico, la Grande Madre, di cui è ancella sessualizzante ed edonica..! Capirete a breve come sia così autenticamente applicata analogicamente e storicamante  questa relazione tra X-Eris, il culto della Grande Madre e il Toro...!! La corrida dei tori è la più famosa festa della Spagna ed è considerata un simbolo nazionale. Ma lungi dall’essere uno spettacolo popolare, come si crede superficialmente, ci troviamo di fronte alla sopravvivenza di un rito derivato da un antico culto perso nel resto d’Europa, legato al periodo della cultura matrifocale, antica religione neolitica che ha avuto la Dea Madre come centro. Questo culto della Dea-Madre e il simbolismo taurino ad essa collegato, quindi non casualmente, sono documentati nella penisola iberica e nella regione mediterranea fin dai tempi antichi, come non poteva essere diversamente..dato il forte collegamento tra il toro animale, il Toro archetipo, la Grande Madre e la penisola iberica dove la Corrida diviene una forma esaltata ed esaltante l'intera formazione dell'archetipo aldilà della conoscenza riduttiva del triste spettacolo popolare che è giunto ai nostri tempi come ulteriore forma speculativa..sul ritardo psicofisico dell'Uomo moderno, privo e/o privato di qualsiasi forma spirituale, senza un Logos cui riferirsi..!! Connubio questo antichissimo quindi dimostrato e dimostrabile da precisi e inconfutabili riferimenti storici e materiali archeologici (sculture, ceramiche, scritti...), cui si uniscono dati provenienti dai secoli meno conosciuti che vengono definiti come sappiamo “Preistoria”: non ci crederete ma sin dall’età del bronzo vi sono riferimenti alla corrida nel mondo mediterraneo...!!  Dopo aver studiato per anni i numerosi simboli preistorici, gli archelogi interessati hanno potuto dedurne un preciso significato connesso inequivocabilmente con il principio della Grande Madre. E' chiaro, sostiene infatti Devana, l'autrice, ma anche traduttrice precisa di testi ispanici, di due approfondimenti letterari unici “La via pagana a Compostela”, seguito al precedente suo libro “El camino secreto de Santiago” (Edaf, 2007), che se si pensa che il bucranio, vale a dire il muso del toro, era, nell’ Europa Antica matrifocale, il simbolo degli organi riproduttivi femminili (il muso è l’utero, le ovaie sono le corna) si può comprendere come l'accostamento tra le due simbologia sia decisamente pertinente. In “La via pagana a Compostela”, soprattutto la Devana  ha voluto dimostrare che già prima del cammino giacobeo esistevano rotte che collegavano l’est all’ovest, antiche vie di pellegrinaggio preistorico che terminavano sul versante atlantico della penisola iberica, dove si onorava con riti allegorici e fantasmagorici la Madre Terra, una Dea con riferimenti marini e astrali. Questo antico culto neolitico è stato riconvertito, come sempre è accaduto nella storia della Chiesa, nelle religioni storiche, ma molti riti e simboli sono rimasti nella tradizione del Camino de Santiago, in molti dei suoi siti (santuari, grotte, croci, luoghi leggendari) e sono giunti fortunatamente fino a noi. Le isole atlantiche e i promontori del Finisterre di Galizia erano antichi santuari: Malaga, Cadice, Braga, Lugo furono eretti su santuari. La penisola iberica era una “Vesperia”, una terra del crepuscolo per le civiltà del Mediterraneo, una terra confinante con le isole del paradiso, e per questo è sempre stata un luogo mitologico magico. Ma la cosa che più rende l'idea del collegamento ancestrale del Toro-archetipo, alla linea di sangue ispanica si "legge" attraverso la figura della stessa penisola iberica che ha la forma di una pelle estesa di toro e, cosa ancora più affascinante, i santuari preistorici ispanici legati al mondo indo-ario hanno mantenuto anche essi questa forma di pelle di toro. A volte petroglifi a ferro di cavallo e tracce dell’età del ferro in cui vi era culto del matrimonio sacro tra il re e la Dea sovrana del territorio. In Babilonia, ricordiamolo, la Sacerdotessa della Dea Belit celebrava questo rituale, il matrimonio sacro, all’inizio del nuovo anno sotto il segno del Toro. Nella mitologia classica il Toro può essere di natura maschile o femminile (quindi non solo femminile..) e la costellazione può essere vista in petroglifi o dolmen della Galizia con chiaro orientamento astrale. Sappiamo come in tutte le culture antiche il toro è un animale sacro, come la vacca, sebbene pochi sappiano il motivo autenticamente validante la sua divinità: motivo questo che, ancor più efficacemente ci consente di comprendere, grazie allo studio decisivo di Devana la liaison tra X-Grande Madre e Segno zodiacale del Toro. Infatti nella deviante sottocltura ecclesiasitica si è teso ad appalesare e a divulgare il messaggio che il toro fosse unicamente il simbolo della forza maschile nell’atto riproduttivo.., ma, grazie agli studi dei ricercatori, possiamo affermare che non è così. Il muso del toro non è altro che la sagoma del  ventre femminile e la costellazione del toro, in questo senso, solo secondario, assume in co-domicilio il pianeta Venere: c'è da pensare, traducendo esattamente il simbolo, che la tauromachia, ossia l’uccisione del toro, corrisponda alla soppressione ritualizzata della Sacra Femminilità, il tentativo d'aborto del Eterno femminino, concomitante (più o meno) con l’avvento della società patriarcale circa 5.000/7000 anni fa...!! Tant’è vero che in alcune società in cui si onorava la Dea, come quella minoica nella Creta del 3.000 – 1.500 a.C., il toro veniva onorato attraverso il rituale della "taurocatapsia" ovvero il salto acrobatico sulle corna del toro, che non prevedeva la sua uccisione. Nelle prime forme di religiosità ispanica figura la Dea Madre: ecco come un animale, il toro, si "archetipizza" come principio di un segno zodiacale, informandone il senso e il significato correlandolo al principio estatico del eterno femminino  Non è un caso quindi che all’interno del culto della Dea femminile era previsto il sacrificio rituale del toro in forme diverse. Il culto ancestrale della Dea nel cammino giacobeo è ancora vivo fin dalla sua fase iniziale come Madonna Nera, a Santa María la Real di Sangüesa, al Monastero di Leyre, alla Vergine di Estella e a Santa María de Eunate. In Estella la comparsa di luci meravigliose indicò la posizione della statua della vergine che è la sua patrona. In Sanguesa in una cornice un po’ isolata, ancora si riconosce la Dea nel suo triplice aspetto, oggi rappresentato dalle tre Marie: Maria Madre di Gesù, Maria Maddalena e la Madre di Giacomo (cfr. Rafael Lema Mouzo, trad Devana). E’ il percorso di Ercole che uccide la bestia Gerione (sepolto sotto la Torre di Ercole a Coruña) o che doma il toro di Creta. Ed è il percorso del Graal, il calice, che è anche un simbolo di Venere, Ishtar, la Dea Madre preistorica. Simboli della Dea furono recuperati nel romanico, al Finisterre (cioè "confine della terra" in quanto il capo Fisterra è uno dei punti più occidentali della Spagna peninsulare) e in tutto il Camino de Compostela, dalle corporazioni massoniche più esoteriche dei muratori e degli scalpellini, nel periodo d’oro della costruzione delle cattedrali. Le teste dei tori quindi, correlate alla forma vaginica della rappresentazione della Grande Madre venivano conservate nei santuari preistorici iberici e si possono riconoscere i simboli in antiche iscrizioni lusitano-galaiche in sepolcri, dolmen e petroglifi. Sebbene oggi la corrida non sia una tradizione nel nord-ovest , abbiamo tuttavia testimonianze storiche sulla celebrazione di “touradas” in Galizia e la vacca continua ad essere considerata un animale totemico nella campagna di Galizia. Il dolmen di Dombate, monumento neolitico situato a Cabana de Bergantiños è un tumulo a corridoio, considerato la “cattedrale del megalitico” in Galizia: la sua creazione si fa risalire tra il 3800 a. C. e il 3600. Intorno circa al 2700 a.C. si sigillò il corridoio ed ebbe inizio l’uso rituale. Tra i motivi di Dombate c’è una iscrizione parietale che ad oggi rimane un mistero e che chiamano “the thing”, cioè la "COSA". Beh, potreste non crederci ma la sua forma riflette la costellazione del Toro, da cui il simbolo astrale Toro, ben noto nelle civiltà mesopotamiche. Questo segno sarebbe venuto da allevatori dell’Asia Minore, legato al culto del Sole in Babilonia introdotto dai Sumeri (sempre loro...: i primi discendenti dei navigatori dello spazio, gli Anunnaki, se crediamo alla PROGENIA ALIENA) che venivano dall’Oriente. Sono stati trovati in questo spazio sigilli che rappresentano il Toro e lo Scorpione nel 3000 a.C. Il Sole sorgeva nella costellazione del Toro il 21 marzo, equinozio di primavera, mentre sorgeva in Scorpione all’equinozio di autunno. Inoltre in Dombate vi sono simboli di triangoli e zig- zag molto simili ad altre iscrizioni preistoriche nei grandi santuari del Neolitico legati alla Dea nel suo aspetto di fertilità, rappresentata dalla testa del toro. Figure umane con tratti femminili, in cui il triangolo della Dea si rappresenta come una vagina e un "torque a V" simile a quello della scultura di Gobekli Tepe, si ritrovano nelle statuette delle isole Cicladi come nei petroglifi galaici..Quindi da questo approfondito resoconto si può perfettamente dire che il ricco simbolismo associato alla Dea, di cui ho parlato, è il denominatore comune della civiltà dell’Antica Europa: la Grande Dea Madre, l'Eterno Femminino correlato con la forma del Toro-Vagina che è alla base del significato archetipici del Toro zodiacale rappresentato planetariamente da quell'X, ancora sconosciuto ovvero da Eris, che la Morpurgo descrisse abilmente, nonostante le indiscrezioni sulla paternità della sua intuizione, legata al lavoro dell'astrologo Lesson che ne scrisse 30 anni prima.

In questo quadro approfonditamente descrittivo della cultura ancestrale del Toro come preciso riferimento dell'archetipo del femminino non poteva mancare un artista straordinario che ne rappresentò al massimo il significato estrapolandolo dai suoi stessi riferimenti esoterico-ancestrali elevandolo a simbolo di una intera nazione: sto parlando di Picasso, del grande Picasso, dello SCORPIONE PICASSO che vede nell'immagine proiettiva del Toro la sua profonda espiazione..sia come forma animalesca che come preciso rappresentante astrale nella qualità di segno opposto e complementare al suo.

"Non si può credere quanta intensità emotiva e spirituale e quanta pura classica bellezza può essere prodotta da un uomo, un animale e un pezzo di flanella scarlatta drappeggiata su un bastone", scrive Hemingway in quello stupendo trattato dei tori e degli uomini che è "Morte nel pomeriggio". Nella Spagna abita il dèmone; nei pomeriggi arsi dal sole si celebra la morte; e Garca Lorca, che ha esposto "la teoria e gioco del dèmone", lo scopre nella corrida: il dèmone "nelle corride trova gli accenti più impressionanti perchè deve lottare da un lato con la morte che lo può distruggere e dall' altro con la geometria, con la misura, base fondamentale della festa. Il toro ha la sua orbita, il torero la sua, e fra orbita e orbita un punto di pericolo dove è il vertice del terribile gioco". 

Questo è lo spirito, se si vuole violento, in azione in quel territorio particolare della civiltà europea che si chiama penisola iberica, che sfugge alla comprensione tout court degli animalisti provetti, che, senza conoscerne la provenienza antichissima, freddamente ne sconvolgono il senso profondo legato indissolubilmente a quel demone, inasportabile a parole, per quanto queste correttamente condivisibili, di una battaglia senza veri vincitori ne eroi che è la corrida dove sempre e solo il Toro ne fa le spese sia, raramente, quando la spunta, sia nei fatti, quando viene ucciso. Ma in esso c'è lo spirito indomito di quel demone che solo un autore straordinario come Picasso è riuscito a darne compiutamente il senso. 

Se tutte le tappe della mia vita si potessero rappresentare come punti su una mappa uniti tra loro da linee il risultato finale sarebbe la figura del Minotauro’ ... Così affermava Pablo Picasso, per spiegare la presenza costante del mostro mitologico nelle sue opere dal 1928 in poi, fino al 1973, anno della sua morte. 

Negli anni tra il 1933 ed il 1935 Picasso è particolarmente impegnato sul tema della mino tauromachia, che comprende in se anche il concetto di Toro e la Tauromachia: questi sono temi e figure costanti della sua ricerca, forse a significare l ‘eterna lotta tra istinto e razionalità, entrambi in essere, come abbiamo visto, nell'archetipo taurino. “Mi sarebbe piaciuto essere Luis Dominguin“, il più grande torero di tutti i tempi, “quella si che è arte” soleva dichiarare il pittore. E così declamava e dichiarava la sua ‘hispanidad’ quel miscuglio di malinconia e passione, che trovava il suo trionfo nel rapporto tra eros e morte. In quell eterna lotta tra gli istinti primordiali dell’uomo e la sua razionalità. Lui stesso si rappresentava e percepiva come una figura mitologica tra uomo e toro, tra mente e istinto, come un Minotauro, figura archetipica volta a rappresentare la doppia natura dell’uomo, sempre teso a dominare l’indomabile passione per affermare il suo raziocinio. Questa caratteristica era imprescindibile nell’anima del genio spagnolo e direi, della genia spagnoleggiante..! Lui stesso si sentiva rappresentato dalla figura del Minotauro e del Toro: basta pensare alla valenza mitologica del toro, le cui sembianze, tra le tante descritte, vengono assunte anche dal lascivo Giove per concupire e rapire la giovane Europa.  Si sa infatti come Picasso considerasse l’essenza dell’uomo spagnolo, cattolico fervente durante la messa del mattino, appassionato della corrida nel pomeriggio e uomo del bordello alla sera. I tori sono quindi il simbolo di lotta ed espiazione, della forza del mostro e della sua vulnerabilità, vittima sacrificale ed al contempo potenza distruttrice. La tauromachia è una cerimonia che riconduce all’eterno conflitto tra vita e morte, mettendo in scena la danza passionale che conduce all'esito finale: tipica visione scorpionica correlata perfettamente alla proiezione del simbolo Toro in connessione con l'archetipo del femminile sconsacrato dalla sessualità straripante del maestro, sia esso l'animale nell'arena, che il segno zodiacale. Per Picasso l’arte è confessione continua delle proprie contraddizioni e della propria natura aspra e selvaggia. Quale massima espressione artistica e culturale, espressa quale emblema di questa forma mentis originaria, è la "sanguinosa" descrizione dell'archetipo taurino nel quadro che credo essere il più rapresentativo, il vero capolavoro di questo autore: GUERNICA...(Di cui ne descrissi in altro articolo le mie valutazioni astrologiche   http://www.ilnadir.com/astrologia-e-arte-e-cinema/323-guernica-emulata-un-mantra-incantato.html). 

Guernica, per chi ancora non lo sapesse, è il nome di una cittadina spagnola che ha un triste primato. È stata la prima città in assoluto ad aver subìto un bombardamento aereo. Ciò avvenne la sera del 26 aprile del 1937 ad opera dell’aviazione militare tedesca. L’operazione fu decisa con freddo cinismo dai comandi militari nazisti semplicemente come esperimento. In quegli anni era in corso la guerra civile in Spagna: così la furia distruttrice del primo bombardamento aereo della storia si abbatté sulla popolazione civile uccidendo, come spesso accade, soprattutto donne e bambini incolpevoli. Quando la notizia di un tale efferato crimine contro l’umanità si diffuse tra l’opinione pubblica, Picasso era impegnato alla realizzazione di un’opera che rappresentasse la Spagna all’Esposizione Universale di Parigi del 1937. Decide così di realizzare questo straordinario capolavoro della sua arte inimitabile che denunciasse per sempre l’atrocità del bombardamento su Guernica..., dove si esprime compiutamente tutta la sua dinamica taurina.. Il posto centrale è occupato dalla figura di un cavallo. Ha un aspetto allucinato da animale impazzito. Nella bocca ha una sagoma che ricorda quella di una bomba. È lui la figura che simboleggia la violenza della furia omicida, la cui irruzione sconvolge gli spazi della vita quotidiana della cittadina basca. Sopra di lui è posta un lampadario con una banalissima lampadina a filamento. È questo il primo elemento di contrasto che rende intensamente drammatica la presenza di un cavallo così imbizzarrito in uno spazio che era fatto di affetti semplici e quotidiani. Il lampadario, unito al lume che gli è di fianco sostenuto dalla mano di un uomo, ha evidenti analogie formali con il lampadario posto al centro in alto nel quadro di Van Gogh «I mangiatori di patate». Di questo quadro è l’unica cosa che Picasso cita, quasi a rendere più esplicito come il resto dell’atmosfera del quadro di Van Gogh – la serenità carica di valori umani di un pasto serale consumato da persone semplici – è stata drammaticamente spazzata via.

E il Toro, direte voi...? l'immancabile Toro dell'arte picassiana dov'è..?

Al cavallo Picasso contrappone sulla sinistra la figura di un TORO... È esso il simbolo della Spagna offesa. Di una Spagna che concepiva la lotta come scontro leale e ad armi pari. Uno scontro leale come quello della corrida dove un uomo ingaggia la lotta con un animale più forte di lui rischiando la propria vita. Invece il bombardamento aereo rappresenta quanto di più vile l’uomo possa attuare, perché la distruzione piove dal cielo senza che gli si possa opporre resistenza. La fine di un modo di concepire la guerra viene rappresentato, anche in basso, da un braccio che ha in mano una spada spezzata: la spada, come simbolo dell’arma bianca, ricorda la lealtà di uno scontro che vede affrontarsi degli uomini ad armi pari. Questo è la parte fissa dell'elemento dell'archetipo taurino. Il capolavoro poi si compone di una serie di figure che, senza alcun riferimento allegorico, raccontano tutta la drammaticità di quanto è avvenuto. Le figure hanno tratti deformati per accentuare espressionisticamente la brutalità dell’evento. Sulla sinistra una donna si dispera con in braccio il figlio morto. In basso è la testa mutilata di un uomo. Sulla sinistra, tra case e finestre, appaiono altre figure. Alcune hanno il volto incerto di chi si interroga cercando di capire cosa sta succedendo. Un’ultima figura sulla destra mostra il terrore di chi cerca di fuggire da case che si sono improvvisamente incendiate. Questa è la parte passionale, verace, drammaticamente umana, concretamente disperata, della visceralità taurina espressa in questo capolavoro del cubismo dell'arte picassiana le cui analogie astrologiche all'antico simbolismo ispanico sono chiaramente evidenti: La donna che urla al cielo e piange il figlioletto morto. Si tratta di una evidente ripresa della Pietà di Michelangelo: se nella scultura il dolore è composto, nelle figure dipinte da Picasso sembra quasi di sentire quel grido di stravolgente dolore..che in Toro diventa passione. La figura del toro, che è un motivo ricorrente nella pittura di Picasso, in Guernica è una figura apparentemente ambigua: simboleggia la bestialità e la crudeltà, ma anche la resistenza e la forza di fronte alle tragedie della vita e dell’umanità intera riassumendo in se, per chi ne conosce il senso, tutte le componenti dell'archetipo taurino rappresentato maggiormente dalla proiezione in Picasso del valore di X-Eris, attaccamento, passione, anche morbosa, alla Madre Terra, al femminino in essa presente, ma anche alla Venere nel senso della motivazione relazionale della passione tra madre e figlio; tra cittadino e suolo natio.

TUTTO QUESTO E' TORO.......

Il Segno del Toro con la sua riconoscibile forma di testa di toro, del cui profondo ed antichissimo significato muliebre abbiamo visto, si staglia nel cielo invernale, tra l’Ariete ad ovest e Gemelli ad est. Nei tempi antichi il segno zodiacale conteneva la costellazione dello stesso nome, ma la precessione degli equinozi ha fatto sì che il segno del Toro oggi si trovi occupato dalla costellazione dell’Ariete: in Toro si trova l’ammasso aperto di stelle conosciute come le Pleiadi o nebulosa del Cancro (non Granchio.. perchè è la costellazione non il Segno). Potrei ancora sottolinearne gli elementi costitutivi con una descrizione della sua placidità e capacità di godersi la vita, della sua determinazione incrollabile e del suo pragmatismo, accostandolo ad un'altra opera d'arte, quando penso alla parte luminosa del segno del Toro, mi riferisco alla Primavera del Botticelli, dice Sonia di Astriepsiche. Perchè la Primavera? Perchè questo dipinto riassume in sè alcune delle parole chiave che caratterizzano il segno del Toro: l'apprezzamento della rigogliosità della natura (non a caso è il segno di Aprile e Maggio), i sensi,  il piacere, la lentezza, la cautela, l'abbondanza, il senso di possesso...!! Ma come notate in questa coerente segnalazione tutta espsota verso il secondario archetipo venereo, a mio modo di vedere s'intende, manca quel sudore magmatico dell'elemento Terra, di quell'X-Eris, dell'espressione del sangue dell'Uomo rappresentato dal sangue del Toro nella sua battaglia cruenta per la vita. L'accumulo e l'eccessiva fame di possesso sono una delle caratteristiche del Toro nei suoi lati ombra spesso si legge: questo segno sente di potersi realizzare essenzialmente nel mondo materiale e ricerca la sicurezza che i beni materiali possono offrire. Il timore di restarne privo lo portano ad accumulare e a non condividere; da qui le accuse di grettezza ed avidità che talvolta gli vengono mosse da chi non si è posto il problema vero di capire qual'è la radice di questo bisogno profondo che è intrisa del sangue di quel demone radicato nelle effigi antichissime della dea madre, così pervicacemente attaccata ai suoi figli, d'ispanica genitura. Un'altra generica accusa spesso rivolta al Toro è quella della chiusura mentale e dell'intolleranza verso il nuovo ed il cambiamento: questo è un segno conservatore nel senso che sente un forte attaccamento non solo ai suoi beni, ma anche alle sue idee e alle sue abitudini e ha difficoltà a metterle in discussione dice ancora Sonia, coerentemente ma in un certo senso insufficentemente però. La Grande Madre, inevitabilmente, ha scavato col sangue del suo ventre le sue profonde radici che nessuno può svellere con semplicità: nessuno può entrare al suo interno se lei non lo consente.. Ecco il senso di chiusura allo straniero che il Toro presenta. Certamente non è sufficente pensare che il suo problema sia solo un problema d'insicurezza endemico. Ed anche se nei fatti esteriori sembra che in realtà il tema attorno a cui gira la psicologia del Toro è quello della sicurezza, per cui una logica tendenza all'avidità e la difficoltà ad accettare il cambiamento sono due manifestazioni della stessa esigenza ovvero quella di vivere in un mondo stabile, affidabile e sicuro nella sua radice taurina c'è l'inaccessibilità per tutti ad orientarsi sul dominio dei sensi intesi come primo dominio della Dea: la necessità cioè di trovare una sicurezza che nasca dall'interno, vera dea del dominus animico, e non si basi unicamente sul possesso di beni o sulla stabilità del mondo attorno a lui. La sicurezza interiore deriva, si dovrebbe sapere, dallo sviluppo dei propri valori personali che spesso sono intesi solo come valori, possessi, economicamente riscontrabili, ma la vita ci ha ben insegnato, e ai toro su tutti, che le cose non stanno così.. Le parti del corpo collegate al segno del Toro, per rimanere nella area di competenza del segno in relazione alla cellula umana, sono: l'area della gola, l'arco dentario inferiore, il sistema muscolare del collo, le prime vie respiratorie, le vertebre dell'area superiore, e l'area bronchiale superiore. Ne deriva che le patologie che accusa più di frequente comprendono tracheiti, faringiti, tonsilliti, disturbi alle corde vocali, artrosi cervicale, cattivo funzionamento della tiroide. Il suo sale cellulare è il solfato di sodio che regola la ritenzione d'acqua nell'organismo. Il Toro è un flemmatico e sa perfettamente che per star bene, ha bisogno di vivere evitando accuratamente qualunque tipo di eccessi, ecco perché arriva spesso fino a tarda età e senza troppi malanni se segue le accortezze che la sua natura piena di eccessi non gli consente con facilità..!

Noi, tutti noi, quindi non solo i rapprenatnti dei valori Toro, come i tori, siamo immersi dentro quella arena insanguinata, in quella tragica CORRIDA, senza pace... e la cosa divertente che emerge da questa realtà consiste nel fatto angusto che ignorantemente, crediamo di essere i toreri, mentre, se facessimo bene attenzione al gioco delle parti, siamo noi stessi quei tori che andranno al macello..: un teatrino, questo tango, insanguinato appunto, molto ben organizzato..!! Viviamo nel qui e ora, nel momento presente o in quello che crediamo essere il nostro presente ma dobbiamo sapere, come spiego nella mia scuola, che attraverso quello che pensiamo attraiamo il nostro futuro. Quindi, se vogliamo veramente uscire da quel teatrino orrido della corrida, l'invito è quello d'imparare ad apprezzare tutto quello che già abbiamo a partire dalle cose più semplici, a cui magari non diamo importanza, ma che ci regalano momenti di felicità. Ed anche se si crede di non avere nulla di cui essere felici, basta guardarsi intorno per scoprire che per esserlo è sufficente una carezza ad un gatto randagio, oppure la bellezza di un tramonto o, una cosa semplice come respirare ed essere vivi: questo è il modo iniziale per adire al cambiamento necessario valido non solo per i toro, s'intende ma per tutti noi. Noi abbiamo la capacità di pensare e di operare per cambiare il nostro futuro nel modo migliore per noi. Solo vivendo quindi il nostro presente con sentimenti di fiducia e partecipazione, ringraziando l’afflato universale che si esprime in noi, possiamo aprirci ai mondi sottili che ci sfuggono altrimenti. Visualizziamo i nostri piccoli o grandi desideri che crediamo determinanti e, come quei tori pascolanti, impariamo a lasciarli andare...: tanti piccoli miracoli cominceranno ad accadere e a manifestarsi davanti ai nostri occhi..!! 

Su questo territorio impervio del trentesimo zodiacale taurino e, per certi versi, sconosciuto, si appaleserà nel prossimo settennio la forza del simbolo uraniano, in connessione fino a novembre di quest'anno con quello marziale in sosta prolungata in Aquario.                                                                     fine seconda parte 

Roma 31.05.2018                     Claudio Crespina

 

Sitografia e Bibliografia

-Rafael Lema Mouzo, trad Devana  

-La via pagana a Compostela. (Edaf 2006)

-El camino secreto de Santiago (Edaf, 2007)

-A. Sardelli

-Astriepsiche.it

 

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