IL SENSO DELLA VITA....

il senso della vita o dell'esistenza? il velo di illusione.....!! 

Il Senso della vita è stato associato arbitrariamente al senso dell’esistenza, fatto ingiustificato perché una sostanziale differenza divide i due principi: mentre il senso della vita è un risultato soggettivo, sequenza di libere scelte individuali dipendenti dalla capacità di «regia personale» di indirizzare la vita dove intenzioni o incertezze modificano ogni situazione personale attraverso una lunga concatenazione di decisioni, il senso dell’esistenza discende da sfere di realtà sottili. La vita appartiene all’uomo, la sua esistenza ad una logica superiore, impercettibile con cui non può interferire.

L’insegnamento iniziatico dimostra come il divario tra vita ed esistenza si può ridurre attraverso la coscienza, principio senziente presente nell’aspetto materiale e immateriale.

Per avere consapevolezza della propria coscienza, l’iniziato si dedica allo sviluppo mentale (intelletto) per congiungersi all’Ego impersonale, così da entrare in contatto con l’aura della coscienza sottile (v. Conoscenza per contatto e intelletto puro). Espandendo (forzando) la sensibilità della coscienza fisica, l’adepto non intende rafforzare la ragione fisica ma costituire un tipo di mente diversa che non è corpo estraneo alla coscienza, ma solo una capacità superiore di pensare. La pienezza delle funzioni mentali si raggiunge unendo, attraverso l’intuito, l’intelligenza fisica alle facoltà sottili dell’Ego o Sé superiore o in qualsiasi altro modo possa essere chiamata quella parte di coscienza impersonale che manifesta l’anima.

L’unione tra coscienza fisica e metafisica produce il collegamento (ponte) tra ragione fisica ed intelletto puro (scevro da impulsi). E raggiungendo la pienezza delle facoltà mentali, si può abbandonare la libera scelta, fortuita ed occasionale, per operare con Libero Arbitrio. Che è la capacità di chiara-coscienza, capace di riconoscere e determinare limpidamente il vero dal falso.

In realta si confondono le due cose , perche' i soggetti non guardano piu' dentro di se', ricercando l'antico maestro e il proprio vento interiore, ma la cosidetta realta arcontica rinunciando a "vedere" realmente le realta' superiori

la realizzazione della propria perfezione nella reale conoscenza della parola "amore"

gavriel lovari                                                                    23 settembre 2012 alle ore 13.26

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